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	<title>blog Archivi - Moondog</title>
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	<title>blog Archivi - Moondog</title>
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		<title>Concetti generali di termodinamica per esseri umani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moondog]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2024 08:54:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si narra che il popolo tibetano fosse principiato dall'unione tra una scimmia ed un'orchessa e fu così che i sei figli che ne scaturirono diedero inizio ad una storia così affascinante. Altri credevano che la terra fosse un vuoto colmato da un vento intenso e un gigantesco temporale, altri ancora credevano che un essere immortale si fosse calato dal cielo con una corda simile ad un arcobaleno o che addirittura i primi abitanti fossero provenienti direttamente da Atlantide.</p>
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<p></p>



<p>Durante gli ultimi anni di libertà precedenti al 1910, poco prima che il <strong>Tibet</strong> venisse invaso dai manciù che governavano la Cina e il Dalai Lama costretto a fuggire nell’india britannica, era diffuso tra i vari abitanti della città di Lhasa al pari di quanto era nel distretto di Chengguan o nei paesi poco vicino basare&nbsp;i propri comportamenti e l&#8217;intera vita della comunità sull&#8217;equilibrio costante con l&#8217;ambiente circostante. Una società utopistica per certi versi nella quale la ricerca, istinto molto caro ai vecchi cacciatori ed esploratori, era ormai mutata in un qualcosa di molto diverso, un qualcosa appartenente ad una dimensione più interiore non caratterizzata dalla dominanza ma bensì dal trasporto dell&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Io_(filosofia)">io</a> nel tempo.</p>



<p>Si narra che il <strong>popolo tibetano </strong>fosse principiato dall&#8217;unione tra una scimmia ed un&#8217;orchessa e fu così che i sei figli che ne scaturirono diedero inizio ad una storia così affascinante. Altri credevano che la terra fosse un vuoto colmato da un vento intenso e un gigantesco temporale, altri ancora credevano che un essere immortale si fosse calato dal cielo con una corda simile ad un arcobaleno o che addirittura i primi abitanti fossero provenienti direttamente da Atlantide.</p>



<p>La triste realtà è che in fin dei conti ognuno sceglie di credere alla <strong>storia</strong> che più gli piace, ma le storie che scegli saranno pur sempre valide solo per te. Che probabilmente puoi anche raccontare agli altri che quel dito che hai perso te lo ha tranciato uno squalo o un grosso alligatore, che hai passato una settimana in Tibet senza esserci mai stato o che hai percorso El Caminito del Rey centinaia di volte fin quando un giorno passeggiando non hai trovato un cane lungo il sentiero ed hai deciso di adottarlo. Dovremmo abituarci all&#8217;idea che l&#8217;universo forse non è solo caos e che ci sarà sempre qualcuno pronto a distruggere le cose in cui credi ma che l&#8217;importante rimane esserne convinti. Nell&#8217;anima. Nelle ossa. Ci sono cose che racconti che nessuno può portarti via. Anche se non hai mai messo piede a <strong>Vienna</strong>, quella dannata musica puoi comunque averla sentita nella testa ed in un certo senso vale come esserci stato.</p>



<p>Il 1° ottobre del 1949 ebbe inizio l&#8217;<strong>invasione del TIbet</strong>, Le stime parlano circa di un milione e duecentomila morti in seguito all’incarcerazione, alle torture, alle esecuzioni e alla carestia subite dai tibetani. Seimila i templi distrutti. Gli stati sovrani non hanno mai riconosciuto l&#8217;indipendenza dello stato di conseguenza l&#8217;intera tragedia fu liquidita ad una &#8220;questione interna cinese&#8221;.</p>



<p>Nel 1959 la guerriglia tibetana tentò di <strong>ribellarsi</strong> prima con proteste pacifiche, poi con le ultime briciole di forza rimaste. La rivolta terminò il 23 marzo del 1959. Lhasa tornò sotto il controllo di sicurezza cinese. Circa ottantasettemila le morti.</p>



<p>Che sia importante e chiaro a quelli che verranno che l&#8217;oppressione, la brutalità, la sopraffazione, la cattiveria non saranno mai strumenti legittimi e che anche se in questo caso la storia ci dice il contrario la ragione non viene dimenticata. Persiste. In silenzio. Che i tibetani hanno continuato e continueranno a combattere per la propria dignità. Continueranno a raccontare al mondo di<strong> Pa Drengen Changchop Simpa</strong>, una piccola scimmia che insieme ad un orchessa diedero luogo a tutto questo.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="7 years in Tibet Quamdo operation" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/RHDsnKGfOOU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<h2 class="wp-block-heading">Il secondo principio di resistenza</h2>



<p>Quello che abbiamo scoperto è che quando un sistema non è collegato all&#8217;ambiente esterno, non è capace di <strong>scambiare energia</strong>. La sua energia interna di conseguenza non varia. In poche parole. Quello che è dentro rimane dentro. Quello che è fuori rimane fuori. In pratica noi esseri umani, anche detti <strong>sistemi aperti</strong>, siamo nati per fare tutto l&#8217;opposto.</p>



<p>Siamo nati per scambiarci, mescolarci, moltiplicarci con tutto quello che abbiamo intorno. Può talvolta succedere però che questi sistemi aperti,<strong> esseri umani </strong>per intenderci, si comportino come sistemi isolati.</p>



<p>Ed è chiaro che il mio intento, tramite il richiamo di questi concetti fisici, sia volto più che altro a sollevare l&#8217;attenzione su un distinto problema. Le cose che ci bloccano. Mi sarebbe piaciuto poter citare una qualche teoria famosa a riguardo. Una sorta di <strong>teorema</strong> con annessa dimostrazione ma ahimè non conoscendone nessuno ne inventeremo uno sul momento.</p>



<p>Il <strong>secondo principio di resistenza</strong> afferma che: &#8220;<em>quando un sistema aperto, in grado di scambiare energia con l&#8217;ambiente esterno, inizia ad isolarsi volontariamente, in maniera spontanea e lenta tenderà a ritornare al suo stato iniziale</em>&#8220;</p>



<p>o  in maniera alternativa : </p>



<p>&#8220;<em>Quando un individuo smette di guardarsi intorno, smette di cercare le soluzioni e inizia ad arrancare e a non ricercare più la fatica, inizia a costruire delle sbarre intorno a se, invisibili ad altri esseri umani e a vivere costretto in preconcetti che si autoimpone, ma per istinto naturale prima o poi quelle <strong>sbarre</strong> verranno rotte in un modo o nell&#8217;altro e tanto più quella prigione era forzata, tanto più resistenti erano quelle sbarre maggiore sarebbe stata la realizzazione</em>&#8220;</p>



<p>Ogni problema ha una sua complessità. I tibetani usavano la meditazione per far si che quello che entrasse potesse uscire indisturbato dal sistema ed è un processo lento, fatto di attesa. Le cose non cambiano da un giorno all&#8217;altro. </p>



<p>Non esiste qualcosa di abbastanza potente da cambiarti la vita per sempre. Quel <strong>libro speciale</strong> che hai letto al massimo ti cambia la vita per qualche settimana. Al massimo per qualche mese. Il resto del lavoro da fare rimane pur sempre una tua responsabilità.</p>



<p>Se mi faccio il culo per anni a scrivere qualcosa mettendoci tutto me stesso e facendone venire fuori qualcosa che ha un valore e tu lo leggi mentre sei in vacanza o nel tempo libero, e in qualche modo ti fa scattare quel click, quel nuovo punto di vista, poi sta a te cambiare per davvero, altrimenti tra un mese esatto a malapena te ne ricorderai.</p>



<p>Le <strong>idee</strong> trasformiamole in missioni. Cambiamo le cose oppure facciamo di tutto purché non cambino. Altrimenti le cose le cambiano gli altri.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I problemi non si creano ne si distruggono, possono solo trasformarsi</h2>



<p>Qualche anno fa conobbi un ragazzo durante un <strong>viaggio</strong> a Vienna. Mi raccontò che di tanto in tanto visitava i vari siti delle <strong>compagnie aeree</strong> e prenotava voli in maniera compulsiva per poi non presentarsi il giorno dell’effettiva partenza. Diceva di avere una specie terribile di empatia, un tipo di filantropia costruita sul proprio ego, che &#8220;salvo solo le cose che facciano bene a me stesso piuttosto che agli altri&#8221; e siccome temeva che le compagnie potessero chiudere da un momento all’altro comprava dei biglietti senza realmente utilizzarli, come se stesse donando in maniera indiretta e consapevole i propri soldi per pagare stipendi a piloti, hostess e a tutto il personale di volo. Chissà perché l’idea di un mondo senza più aerei lo terrorizzava. D’altronde non che l’uomo ne avesse sempre avuto bisogno.</p>



<p>Qualche tempo dopo mi domandai da dove quella dedizione a cercare alternative di volo sempre più complesse potesse venir fuori. Non mi sono mai spiegato il perché. Era completamente innamorato della sensazione che si prova quando sei rannicchiato sui sedili in plastica della classe economy e ti giri per guardare fuori dal <strong>finestrino</strong>.</p>



<p>L&#8217;unica cosa che ho capito però è che forse affezionarci a qualcosa non dovrebbe metterci cosi tanta paura. Le storie di cui ci innamoriamo non spariscono da un giorno all&#8217;altro, ma lasciano sempre una traccia, un odore nell&#8217;aria. In Tibet si dice ancora che una scimmia e un&#8217;orchessa abbiano dato vita ad un&#8217;intera civiltà, anche se quel Tibet non esiste più, le idee, le storie non si creano ne si distruggono, possono solo trasformarsi. &nbsp;</p>



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<p></p>
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		<title>Tutorial introspettivo su come trovare il senso delle cose</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moondog]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Apr 2023 19:42:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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		<category><![CDATA[il senso delle cose]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una volta leggevo un sacco di libri. Per caso ne comprai uno dal titolo “Gli anni della luna”. Era uno di quei libri poco invitanti, con la copertina brutta. Sopra c’era stampata una foto del presidente Kennedy che, con una mano indicava qualcosa verso l’alto, probabilmente un aereo o forse una giraffa molto alta. Quello adesso è uno dei miei libri preferiti. </p>
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<p>Una volta leggevo un sacco di libri. Per caso ne comprai uno dal titolo “<strong><a href="https://www.amazon.it/Gli-anni-della-luna-1950-1972/dp/8847010977/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;crid=8LIIYR15N8MR&amp;keywords=gli+anni+della+luna&amp;qid=1681836443&amp;sprefix=gli+anni+della+luna%2Caps%2C100&amp;sr=8-1">Gli anni della luna</a></strong>”. Era uno di quei libri poco invitanti, con la copertina brutta. Sopra c’era stampata una foto del presidente Kennedy che, con una mano indicava qualcosa verso l’alto, probabilmente un aereo o forse una giraffa molto alta. Quello adesso è uno dei miei libri preferiti. </p>



<p>Un po&#8217; di tempo fa, cercando su internet ho scoperto che in realtà non lo sarebbe mai potuto diventare, o meglio solo nel caso fossi stato un annoiato insegnate di storia in sovrappeso poiché, quello che scrivono, è che è un ottimo libro di storia, scorrevole, dettagliato, con molte foto, soprattutto utile e cito testualmente:” per chi vuole farsi un’<strong>idea generale, e non troppo approfondita</strong>”. Così ho pensato che forse è così e…nulla più.</p>



<p>Ho pensato che magari quella sensazione a cui mi riportava quel racconto era falsa. Forse in quel libro non si parlava di noi che partivamo per la luna, ma forse si parlava di noi che volavamo e basta. Era un po’ quella sensazione che si prova quando dai molta importanza a qualcosa che per te ha avuto un gran significato, ma poi quando la vede qualcuno è quella cosa e basta. </p>



<p>Non so se mi spiego, è come<strong> quando da piccolo disegnavi qualcosa</strong> e poi dopo che la mostravi a qualcuno ti sentivi dire: ”wow è fantastico, sei stato proprio bravo” però nonostante i complimenti, nessuno capiva cosa c’era in quel disegno, era un bel disegno e basta.</p>



<p>Se svuoti le cose del loro significato, le perdi.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Trova la scena che più ti piace</h2>



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<iframe loading="lazy" title="Her - Lei (2013) - Lettera di Theodore a Catherine - HD" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/xu7-ip7ySGg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p>Ormai è chiaro da tempo che lo scopo di questo blog sia esprimere il puro egocentrismo che alberga dentro tutti noi, ma è anche vero che il più delle volte carichiamo i nostri intenti di aspettative che poi vanno a finire in strade che non avremmo mai pensato di percorrere, e semplicemente ne perdiamo il controllo. Proprio per questo, semmai questo articolo dovesse rappresentare un tentativo di consigliare a qualcuno come trovare il proprio <strong>senso delle cose</strong>, beh quel consiglio potrebbe essere &#8220;non smettere di <strong>cercare la scena che più ti piace</strong>&#8220;.</p>



<p>Siamo una specie nata per chiedersi continuamente il perché delle cose e siamo diventati i più bravi a farlo. Non ho ancora trovato il tempo di spiegarvi come si fa a trovare la felicità, ma ho scoperto da poco che i tutorial sono molto complicati da fare, lo farò, ma questo mi sembrava un buon inizio. </p>



<p>Potrei dire che un buon <strong>metodo da cui partire</strong> sia iniziare a diffidare da tutte quelle volte in cui ci pare che lasciar perdere sia un&#8217;opzione migliore delle altre. Ma se lo facessi vi starei consigliando una soluzione troppo semplice e sarebbe come fare l&#8217;esatto opposto di quello che invece da senso alle cose. </p>



<p>È <strong>complicato</strong> da esprimere e giuro che sto facendo del mio meglio per rendere la cosa ancora più difficile per chiunque stia leggendo. Perché altrimenti non avrebbe senso, perché altrimenti starei sprecando il vostro tempo. Perché la vostra soluzione non può arrivare dopo poche righe, ma richiede uno sforzo: il mio e il vostro, altrimenti non funzionerebbe. </p>



<p>La verità è che la cosa <strong>migliore da fare </strong>quando si vuole trovare il senso delle cose è complicarsi la vita. Non puoi sperare di arrivare velocemente al traguardo, perché ad un certo punto della strada potresti scoprire che ne esista più di uno. E non puoi sperare che per stare meglio ti basti buttarti tutto da un lato o dall&#8217;altro del letto. Perché il senso delle cose sta nel cercare di mettersi sempre al centro, guardarsi ai lati e cercare di capire come correggere continuamente la posizione ogni volta che ti arriva un treno, una macchina o un camion addosso.</p>



<p>Il senso delle cose sta nel cercare sempre <strong>la stessa soluzione ma da nuovi punti di partenza</strong>. Perché se lasci perdere quella cosa, e smetti di lottare, non lo troverai più un senso. Perché se tanto quella storia che volevi raccontare, forse ogni volta è più facile cancellarla e raccontarla da capo, allora non avrà più lo stesso sapore e ogni volta che vorrai provare a trovare il tuo senso non avrai punti da cui partire. </p>



<p>E non voglio dire che uno non debba trovare nuove storie, perché è importante impegnarsi in quella ricerca, ma voglio dire che anche se quella cosa è ingombrante, e ci ricorda tutte le volte che giriamo l&#8217;angolo che lei è li che ci guarda, che forse sarebbe meglio tornare in stanza e spegnere la lampada sul comodino, prima di <strong>lasciare casa con la luce accesa.</strong> </p>



<p>Se davvero ci tieni a trovare il senso delle cose, beh potrei dirti che un buon <strong>metodo da cui partire</strong> sarebbe quello di cercare quella scena che più ti piace anche nei film brutti, e di farlo ogni volta eh, non che &#8220;sai stavolta non mi va&#8221;&#8230;&#8221;l&#8217;ho visto un sacco di volte e ti assicuro di no&#8221;. Tu intanto cerca, magari trovi un buon motivo per&#8230;</p>



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<iframe loading="lazy" title="Transformers - Primo incontro con Bumblebee" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/XR_v2vxV4eo?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p></p>
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		<title>Perché non riusciamo mai a capire i drammi degli altri?</title>
		<link>https://moondog.it/perche-non-riusciamo-mai-a-capire-i-drammi-degli-altri/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Moondog]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2023 22:42:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[ascoltare]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[comunista]]></category>
		<category><![CDATA[drammi]]></category>
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		<category><![CDATA[vita di pi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Passiamo così tanto tempo a chiederci perché nessuno abbia voglia di ascoltare i nostri drammi, forse perché incapaci di saperli esprimere. Ormai sembra che la lotta per l'affermazione della propria identità sia diventata il passatempo preferito di chi, anche essendo già rappresentato, non vuole ammettere la propria superficialità, e cerca un modo esasperante per coprire il profondo vuoto che si ritrova al di sotto di tutto questo. La verità è che siamo perversamente innamorati delle nostre parole. Cerchiamo semplicemente un vittima su cui rigurgitare noi stessi, un modo per sentirsi al sicuro, comodo abbastanza da permetterci di poter esprimere la nostra opinione senza conseguenze. A volte semplicemente ci piace sentirci vittima di qualcosa.</p>
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<iframe loading="lazy" title="Vita Di Pi - L&#039;addio di Richard Parker" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/liDDlPcLLqw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p>Passiamo così tanto tempo a chiederci perché nessuno abbia voglia di ascoltare i nostri drammi, forse perché incapaci di saperli esprimere. Ormai sembra che la lotta per l&#8217;affermazione della propria identità sia diventata il passatempo preferito di chi, anche essendo già rappresentato, non vuole ammettere la propria superficialità, e cerca un modo esasperante per coprire il profondo vuoto che si ritrova al di sotto di tutto questo. La verità è che siamo perversamente innamorati delle nostre parole. Cerchiamo semplicemente un vittima su cui rigurgitare noi stessi, un modo per sentirsi al sicuro, comodo abbastanza da permetterci di poter esprimere la nostra opinione senza conseguenze. A volte semplicemente ci piace sentirci vittima di qualcosa.</p>



<p>É cosi che abbiamo perso pian piano l&#8217;abitudine di ascoltare i drammi degli altri. É così che siamo diventati i nostri più grandi ammiratori. La percezione delle parole è per me la rovina di tutto questo. Quando abbiamo iniziato a confondere delle semplici lamentele da vita quotidiana, con i traumi legati ad una vita intera. Un po&#8217; come confondere un bicchiere rotto con un bicchiere d&#8217;acqua putrida e avvelenata.</p>



<p>E così via fino a quando non ti trovi davanti un dramma che ti spezza il fiato. Tanto da farti sentire così disarmato da non riuscire più ad aprir bocca. A quel punto conoscere te stesso non ti salverà…</p>



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<iframe loading="lazy" title="Vita Di Pi - Tutta la vita non è altro che un atto di separazione" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/OcGZNs_m_6k?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Siamo una generazione fragile&#8230;</h2>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="633" height="574" src="https://moondog.it/wp-content/uploads/2023/02/photo_2022-05-29_18-04-31.jpg" alt="" class="wp-image-48" srcset="https://moondog.it/wp-content/uploads/2023/02/photo_2022-05-29_18-04-31.jpg 633w, https://moondog.it/wp-content/uploads/2023/02/photo_2022-05-29_18-04-31-300x272.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 633px) 100vw, 633px" /></figure>



<p>Sarà che siamo una <strong>generazione emotivamente fragile</strong>. Ma è anche successo che da un po’ di tempo a questa parte ce ne freghiamo sempre di più dei drammi degli altri. Un po’ come se avessimo iniziato ad avere tutti la puzza sotto al naso. Un po’ come quei <a href="https://www.amazon.it/DEGUSTAZIONE-Cioccolato-Gelatine-Cantucci-grigliate/dp/B08KYGH7B3/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;crid=2FQSG1KPL1UDX&amp;keywords=re+regalo+cesto+puglia&amp;qid=1676587038&amp;sprefix=re+regalo+cesto+puglia+%2Caps%2C100&amp;sr=8-1"><strong>cesti natalizi</strong></a> che regali in giro durante le feste. Basta riempirli di biscotti super costosi, non quelli pre-imbustati, ma di quelli nelle scatole di metallo, e qualche altro dolciume vario. I datteri sono una scelta gradita per completare il tutto, se si vuole dare davvero l’idea di essersi impegnati.</p>



<p>È quello che abbiamo imparato a fare con i drammi. Qualcuno ti racconta del suo brutto periodo…bam! Cesto di spezie orientali e biscotti ripieni di crema all’albicocca. Tua moglie ha perso il figlio durante il parto?…ci metti dentro: candele aromatiche, biscotti con canditi al limone, e datteri…un’infinità di datteri. Se regali un cesto a qualcuno, non potrà arrabbiarsi con te se hai balzato il funerale del padre del tuo migliore amico, per un doppia al padel con i colleghi. Se tutti imparassero a regalare dei cazzo di cesti pieni di frutta e formaggi quando tua madre si becca un tumore tutto questo non sarebbe successo.</p>



<p>Forse la cosa che uno non dice è che uno dovrebbe smettere di aspettarsi da una generazione fragile emotivamente, che non mantiene la soglia dell’attenzione sopra i 40 secondi da quando è stato presentato <strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/IPhone">il primo modello di iphone</a></strong> (2007 &#8211; il più economico era il modello 4GB, venduto a 499$, circa 434€) di riuscire a fare quel passettino in più, leggere e riuscire anche a comprendere quello che si è appena letto. </p>



<p>Siamo ormai incapaci di leggere e capire la consegna di un qualsiasi testo, figurarsi riuscire a leggere e comprenderci gli uni con gli altri. È il segno dell’individualismo, o forse il fatto che quelli della vecchia guardia ci hanno semplicemente cresciuto un po’ troppo egoisti, ma sarebbe troppo facile dare la colpa agli altri. Io ad esempio darei la colpa al primo iphone, se ciò non mi facesse sembrare un <strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Comunismo">comunista</a></strong>. E un po’ come con i drammi, quelli giovani forse hanno solo bisogno di qualcuno o qualcosa su cui scaricare tutta la frustrazione, del sentire quel peso di essere una generazione fragile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il bisogno di sentirsi ascoltati…</h2>



<p>Una sera di un po’ di tempo fa, capii di non essere in grado, o meglio di non sapere come si reagisce al dramma di qualcuno. E non è una colpa perché è una cosa che nessuno ti insegna. Una mattina di qualche tempo fa invece capii che quando sei lì seduto, con accanto una persona che non conosci, che senza un motivo ti sceglie per raccontarti degli abusi subiti dal padre, forse la cosa migliore che puoi fare è non provare a comprenderlo quel dramma. Forse la cosa migliore che puoi fare è stare lì zitto ad ascoltare, provando ad essere la cosa migliore che una persona possa aspettarsi in quel momento.<br>Qualcuno a cui importi del tuo dramma.</p>



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		<title>Perchè combattiamo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moondog]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2023 19:26:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[battaglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ero in uno di quei percorsi al termine, uno di quelli che sembra sempre essere il tuo &#8220;the last dance”, un po’ quello stesso sapore, quegli stessi ricordi. C’era questa canzone alla radio che faceva… &#8220;I&#8217;m not runningAnd I&#8217;m not scaredI am waiting and well prepared I&#8217;m in the war of my lifeAt the door [&#8230;]</p>
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<p>Ero in uno di quei percorsi al termine, uno di quelli che sembra sempre essere il tuo &#8220;the last dance”, un po’ quello stesso sapore, quegli stessi ricordi. C’era questa canzone alla radio che faceva…</p>



<p><strong><em>&#8220;I&#8217;m not running<br>And I&#8217;m not scared<br>I am waiting and well prepared I&#8217;m in the war of my life<br>At the door of my life<br>Out of time and there&#8217;s nowhere to run&#8221;</em></strong></p>



<p>Dei pensieri felici che mi portavano la mente a far scorrere mio padre felice ad ascoltarla, mentre era seduto, e provava a strimpellare qualcosa con la chitarra, e io che lo guardavo felice. Ripenso a tutta quella musica che mi ha lasciato. Bryan Adams. John Mayer. Pino Daniele. Il rock and roll. La sua adolescenza, la sua vita.</p>



<p>Ho sempre ascoltato quella musica nei momenti speciali, un po’ per l’atmosfera cristallina, che quasi dipingeva le emozioni che provavo, un po’ per la gelosia che sentivo verso quei ricordi, verso quelle voci, che forse a tratti avrei voluto sentire solo io. Un bimbo così cresce felice. E crescendo ho capito che quella particolare felicità, non te la può portare via nessuno. Eppure…una cosa così, come la spieghi a chiunque altro sulla terra che ascolta &#8220;War of My life”. Non puoi. E allora te la porti dentro per sempre.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="War of My Life" width="640" height="480" src="https://www.youtube.com/embed/E3ZAc6WlPYg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<h2 class="wp-block-heading">Chi vince?</h2>



<p>Quello che mi ha spinto a vivere per quel determinato motivo. Arrivare alla fine dei conti e poter dire di aver capito tutto di me stesso. È la lotta egocentrica che il nostro subconscio sceglie di non farci pesare settimana dopo settimana. Non esiste un modo semplice per arrivare al traguardo, perché a volte la strada semplicemente non la puoi vedere.</p>



<p>Non puoi conoscere una favola se non la rileggi da adulto, perché ne perderesti il significato. Personalmente la mano che mi ha tirato fuori da tutto questo è stato capire che una guerra puoi combatterla anche in nessuno posto, e che a Pollicino alla fine sono bastate una manciata di briciole di pane per tornare a casa dai suoi genitori. Puoi vincere anche se a volte ti senti solo. Ti basta portare qualcosa che ti ricordi da dove vieni.</p>



<p>Ho capito che il modo giusto per scoprire chi sei è lasciarti dietro un mucchio di briciole che ti ricordi ogni passo che batti sul terreno. <strong>Dogmi a forma di suola di scarpa</strong>. E più l&#8217;impronta si fa grande, più quei dogmi vorrai portarteli dietro. È l&#8217;illusione di poter pensare che una sola idea importante per noi possa restare così per sempre. Una cosa così può farti perdere per davvero. Convinzioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra della mia vita</h2>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="576" height="384" src="https://moondog.it/wp-content/uploads/2023/02/148132454_f0a8035ff2_o.jpg" alt="" class="wp-image-42" srcset="https://moondog.it/wp-content/uploads/2023/02/148132454_f0a8035ff2_o.jpg 576w, https://moondog.it/wp-content/uploads/2023/02/148132454_f0a8035ff2_o-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 576px) 100vw, 576px" /></figure>



<p>In un’altra vita credo di essere stato un noto <strong>filantropo indiano</strong>. Il mio aiuto, si leggeva, risultò essere fondamentale nella realizzazione di un prototipo di hamburger che avesse lo stesso sapore della vera carne di vacca. Proseguendo nell’articolo si scopre:” la nascita di questo nuovo prodotto cambierà le sorti della battaglia politica nata attorno a questa problematica sociale. “Save the cow” lo potrete trovare in tutti i supermercati alla modica cifra di 400 rupie al pezzo”.</p>



<p>Da ciò si può apprendere che, in ogni caso, in ogni universo, a modo loro le <strong>tradizioni </strong>continueranno a metterci l’uno contro l’altro, le problematiche del terzo mondo continueranno a non importare a nessuno fino a quando troverai la carne di vacca negli scaffali dei tuoi supermercati; le battaglie sociali, per quanto fondate possano essere, se non appartengono ad una buona parte dell’elettorato, non troveranno nessun esponente politico disposto a rappresentarle e che una buona campagna di marketing riesce a mettere d’accordo tutti. 400 rupie in fin dei conti sono un’ottima cifra per dei legumi spappolati.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una guerra nasce sempre per via di una certezza?</strong></h2>



<p>L&#8217;unica certezza che avevo prima di scrivere questo articolo, era la probabilità di non riuscire a trasformare in parole le idee che volevo esprimere. Ed è stato proprio così. Forse avrei voluto esprimere rammarico per le guerre in atto in questi anni, con quel pizzico di delusione nel voler giustificare troppo la nostra natura, ma non sarebbe stato lo stesso. Forse avrei voluto trovare il modo di collegare un conflitto alla fuga, per poter parlare di Asgardia, ma sono sicuro che ci sarà il modo di farlo poi. Forse quello che volevo intendere è che alla fine combattiamo solo le battaglie a cui scegliamo di dare importanza, a nessuno in tanti secoli è mai piaciuto fare la guerra per gli altri. Ma a volte forse, e qui lascerò al lettore il giudizio del giusto o sbagliato che sia, è necessario prendere i punti di vista dall&#8217;interno e da entrambi gli opposti, per capire se quei dogmi a cui siamo tanto cari hanno senso di esistere.</p>



<p>Posso quindi concludere ringraziando le tanto care digressioni, che anche in questo articolo hanno contribuito a rendere il tutto meno chiaro di quanto volessi intendere. Ma sono convinto che le parole a cui ho affidato questo compito, alla fine, riescano a far arrivare comunque un bel messaggio. E a volte ti basta avere qualche dogma o convinzione di troppo, per vincere quella vocina nella testa che ti dice di non fare il passo più lungo della gamba.</p>



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