• Sab. Apr 18th, 2026

Perché non riusciamo mai a capire i drammi degli altri?

Passiamo così tanto tempo a chiederci perché nessuno abbia voglia di ascoltare i nostri drammi, forse perché incapaci di saperli esprimere. Ormai sembra che la lotta per l’affermazione della propria identità sia diventata il passatempo preferito di chi, anche essendo già rappresentato, non vuole ammettere la propria superficialità, e cerca un modo esasperante per coprire il profondo vuoto che si ritrova al di sotto di tutto questo. La verità è che siamo perversamente innamorati delle nostre parole. Cerchiamo semplicemente un vittima su cui rigurgitare noi stessi, un modo per sentirsi al sicuro, comodo abbastanza da permetterci di poter esprimere la nostra opinione senza conseguenze. A volte semplicemente ci piace sentirci vittima di qualcosa.

É cosi che abbiamo perso pian piano l’abitudine di ascoltare i drammi degli altri. É così che siamo diventati i nostri più grandi ammiratori. La percezione delle parole è per me la rovina di tutto questo. Quando abbiamo iniziato a confondere delle semplici lamentele da vita quotidiana, con i traumi legati ad una vita intera. Un po’ come confondere un bicchiere rotto con un bicchiere d’acqua putrida e avvelenata.

E così via fino a quando non ti trovi davanti un dramma che ti spezza il fiato. Tanto da farti sentire così disarmato da non riuscire più ad aprir bocca. A quel punto conoscere te stesso non ti salverà…

Siamo una generazione fragile…

Sarà che siamo una generazione emotivamente fragile. Ma è anche successo che da un po’ di tempo a questa parte ce ne freghiamo sempre di più dei drammi degli altri. Un po’ come se avessimo iniziato ad avere tutti la puzza sotto al naso. Un po’ come quei cesti natalizi che regali in giro durante le feste. Basta riempirli di biscotti super costosi, non quelli pre-imbustati, ma di quelli nelle scatole di metallo, e qualche altro dolciume vario. I datteri sono una scelta gradita per completare il tutto, se si vuole dare davvero l’idea di essersi impegnati.

È quello che abbiamo imparato a fare con i drammi. Qualcuno ti racconta del suo brutto periodo…bam! Cesto di spezie orientali e biscotti ripieni di crema all’albicocca. Tua moglie ha perso il figlio durante il parto?…ci metti dentro: candele aromatiche, biscotti con canditi al limone, e datteri…un’infinità di datteri. Se regali un cesto a qualcuno, non potrà arrabbiarsi con te se hai balzato il funerale del padre del tuo migliore amico, per un doppia al padel con i colleghi. Se tutti imparassero a regalare dei cazzo di cesti pieni di frutta e formaggi quando tua madre si becca un tumore tutto questo non sarebbe successo.

Forse la cosa che uno non dice è che uno dovrebbe smettere di aspettarsi da una generazione fragile emotivamente, che non mantiene la soglia dell’attenzione sopra i 40 secondi da quando è stato presentato il primo modello di iphone (2007 – il più economico era il modello 4GB, venduto a 499$, circa 434€) di riuscire a fare quel passettino in più, leggere e riuscire anche a comprendere quello che si è appena letto.

Siamo ormai incapaci di leggere e capire la consegna di un qualsiasi testo, figurarsi riuscire a leggere e comprenderci gli uni con gli altri. È il segno dell’individualismo, o forse il fatto che quelli della vecchia guardia ci hanno semplicemente cresciuto un po’ troppo egoisti, ma sarebbe troppo facile dare la colpa agli altri. Io ad esempio darei la colpa al primo iphone, se ciò non mi facesse sembrare un comunista. E un po’ come con i drammi, quelli giovani forse hanno solo bisogno di qualcuno o qualcosa su cui scaricare tutta la frustrazione, del sentire quel peso di essere una generazione fragile.

Il bisogno di sentirsi ascoltati…

Una sera di un po’ di tempo fa, capii di non essere in grado, o meglio di non sapere come si reagisce al dramma di qualcuno. E non è una colpa perché è una cosa che nessuno ti insegna. Una mattina di qualche tempo fa invece capii che quando sei lì seduto, con accanto una persona che non conosci, che senza un motivo ti sceglie per raccontarti degli abusi subiti dal padre, forse la cosa migliore che puoi fare è non provare a comprenderlo quel dramma. Forse la cosa migliore che puoi fare è stare lì zitto ad ascoltare, provando ad essere la cosa migliore che una persona possa aspettarsi in quel momento.
Qualcuno a cui importi del tuo dramma.

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Di Moondog

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