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	<title>Articoli Archivi - Moondog</title>
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	<title>Articoli Archivi - Moondog</title>
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		<title>Rabbia: come non esplodere in situazioni di stress, fraintendimenti, eventi casuali e molto altro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moondog]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Aug 2024 19:45:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Era durante i tramonti estivi che l'anima di quel filo veniva stressata e tesa più a lungo e per più tempo. Piccole mollette tutte di colore giallognolo ne distribuivano il peso per tutta la sua lunghezza, e mentre il bucato veniva steso pian piano, la fibra del cotone iniziava a contorcersi, aggrappandosi alle due carrucole che si arpionavano a due grossi pilastri posti all'estremità del tetto.</p>
<p>Fu così che Michelle Le Bleu perse quasi un polmone. Salendo ogni pomeriggio le scale del palazzo in cui viveva con in mano una cesta di vestiti da far asciugare. Sapeva benissimo che lì a Bakersfield l'aria era irrespirabile, ma non si aspettava di certo un cancro ai polmoni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://moondog.it/rabbia-come-non-esplodere-in-situazioni-di-stress-fraintendimenti-eventi-casuali-e-molto-altro/">Rabbia: come non esplodere in situazioni di stress, fraintendimenti, eventi casuali e molto altro</a> proviene da <a href="https://moondog.it">Moondog</a>.</p>
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<iframe title="Revolutionary Road - litigio (scena ita)" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/YI538hZ5ymc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p>Era durante i tramonti estivi che l&#8217;anima di quel filo veniva stressata e tesa più a lungo e per più tempo. Piccole mollette tutte di colore giallognolo ne distribuivano il peso per tutta la sua lunghezza, e mentre il bucato veniva steso pian piano, la fibra del cotone iniziava a contorcersi, aggrappandosi alle due carrucole che si arpionavano a due grossi pilastri posti all&#8217;estremità del tetto. </p>



<p>Fu così che Michelle Le Bleu perse quasi un polmone. Salendo ogni pomeriggio le scale del palazzo in cui viveva con in mano una cesta di vestiti da far asciugare. Sapeva benissimo che lì a <a href="https://www.iqair.com/it/newsroom/forbes-bakersfield-tops-list-cities-dirtiest-air">Bakersfield</a> l&#8217;aria era irrespirabile, ma non si aspettava di certo un cancro ai polmoni. </p>



<p>Molto spesso le capitava di rimanere su quel tetto fino a che non faceva buio. Aprendo la porta ancora affannato, suo marito, Victor Beaumont le dice &#8220;Sei qui da 3 ore, quando hai intenzione di scendere?&#8221;. Michelle si gira guardandolo e riprende a cantare. &#8220;Ho preparato dei sandwich di pollo&#8221; le dice lui avvicinandosi. Michelle dice &#8220;Sai che odio il pollo&#8221;. &#8220;Beh se tu la smettessi di passare tutto il tempo qui magari saprei cosa ti diamine ti va di mangiare&#8221; e Victor prosegue &#8220;Stiamo per avere un bambino, ed io non so nemmeno che ti fa schifo il pollo&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La teoria del sandwich al pollo</h2>



<p>Edward Le Bleu affetta a metà il pane, si gira verso la piccola Michelle e dice &#8220;Cosa ci vuoi dentro? Ho comprato del formaggio, e c&#8217;è anche del burro d&#8217;arachidi&#8221;&#8230;inizia ad eliminare la crosta dai bordi &#8220;ho capito&#8230;uova e maionese&#8221;</p>



<p>Prepara tre sandwich diversi e chiedi alla piccola Michelle quale preferisce. Lei ti risponderà uova e maionese. Prepara tre sandwich e chiedi a Michelle Le Bleu che canta sul tetto quale preferisce. Lei ti dirà esattamente quale sandwich avrebbe lasciato lì sul tavolo a marcire. Di certo non con il pollo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Disinnesca</h2>



<p>Disinnesca, disinnesca, disinnesca. La prima cosa da fare durante un momento di rabbia è disinnescare. Cercare almeno un qualche cazzo di motivo che vada contro l&#8217;istinto. È solo sandwich al pollo o c&#8217;è qualcos&#8217;altro. Fai silenzio per dio e mettiti a scavare. Perché uno dovrebbe passare così tanto tempo a stendere il bucato? E se Michelle dovesse andare via da un momento all&#8217;altro? E se tutta quella <strong>rabbia</strong> non fosse altro che paura nascosta sotto la sabbia?</p>



<p>Michelle guarda per un momento negli occhi Victor e gli dice &#8220;E se il sandwich al pollo non dovesse piacere nemmeno a lui quando nascerà?&#8221; gli prende le mani e chiede &#8220;che succede se tuo figlio non sarà come te?&#8221;</p>



<p>Se qualcosa di volutamente provocatorio riesce a farti arrabbiare, allora vuol dire che ha funzionato. Immaginiamo il futuro un po&#8217; come un cane guarda il mondo in bianco e nero. Pensiamo credendo di avere la verità nascosta tra la monete del taschino dei jeans. Ci dissociamo dalla realtà quando questa diventa troppo severa rifugiandoci in un castello fatto di solide ma allo stesso tempo fragili convinzioni. </p>



<p>Victor domanda &#8220;perché non dovrebbe esserlo?&#8221; </p>



<p>Ma se il mondo fosse fatto a tinte viola o giallo canarino, e tu invece lo vedessi fatto tutto a colori cambierebbe qualcosa? Sapere che esiste una realtà totalmente diversa che non puoi vedere chiaramente, ma di cui ti devi fidare. E se fossimo tutti coscienti del fatto che ci affezioniamo troppo alle idee che ci facciamo delle persone a tal punto da sapere che il loro colore non lo vedremo mai, perché filtrato dai nostri occhi, ci aiuterebbe a razionalizzare che le cose non vanno per come ce le aspettiamo?</p>



<h2 class="wp-block-heading">8 mesi dopo</h2>



<p>Poco dopo il parto, lei non fece altro che piangere e tra le braccia di Victor rimase rannicchiata per tutta la notte per poi addormentarsi solo verso l&#8217;alba. Victor rimase sveglio per tutto il tempo forse per farsi trovare lì pronto in caso la piccola Evelyn, così avevano deciso di chiamarla, si fosse svegliata. Forse era semplicemente un modo, alquanto umano, di farle vedere altri colori. Forse per nasconderle il terribile abbinamento giallo ocra-rosso borgogna delle pareti dell&#8217;ospedale. </p>



<p>Fu un parto prematuro per preservare la bambina, almeno è quello che dissero i medici a Victor o forse era una modo che utilizzò Michelle Le Bleu per filtrare quel brutto cancro ai polmoni che non le avrebbe permesso di arrivare ai 9 mesi agli occhi di Victor.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Riepilogo</h2>



<p>Possibile che in un tutorial su come gestire la rabbia non venga spiegato esplicitamente come gestire la rabbia? E la cosa che più mi irrita di tutto questo è che inizialmente avrei anche voluto spiegare i temi e i principi da adottare. Di come costruire dei sani principi aiuti ad essere più bilanciato nel vivere momenti di squilibrio, provare a fare qualche allusione a strutture labili e iperstatiche perturbate e provare a spiegare di come le prime con un numero maggiore di gradi di libertà siano più fragili rispetto alle seconde più vincolate e quindi più resistenti.</p>



<p>Io con questo cazzo di tutorial volevo semplicemente dire che esiste una differenza netta tra la rabbia, che è un&#8217;emozione molto importante, e le reazioni che noi esercitiamo in conseguenza di questa. Che spaccare un tavolo, una finestra, urlare o strepitare non sono nient&#8217;altro che reazioni e non hanno nulla a che fare con le emozioni. Avrei voluto spiegare che è responsabilità di tutti imparare a gestire i propri modi di comportarsi in situazioni di stress. Se ti viene voglia di alzare la voce durante una lite è colpa tua e di nessun altro. Anche se è colpa di qualcuno o qualcosa, la tua rabbia non giustifica la tua reazione. Mai.</p>



<p>Eppure esprimere questi concetti non è stato possibile, poiché come si può notare, mi sono distratto durante la stesura delle prime cinque righe e allora che noia, gli spiegoni i tutorial e quindi va bene cosi. </p>



<p>P. S. Ci terrei a dire che l&#8217;ispirazione per scrivere questa storia l&#8217;ho avuta mentre ero su un tetto, in Calabria e non a Bakersfield che è molto più inquinata.</p>



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<iframe title="Soffocare (Choke) - Scena Finale." width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/DIVeG5LRqso?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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		<title>La danza degli alberi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moondog]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 May 2024 15:06:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Eravamo seduti a questo grande tavolo circolare. Lei sentendo la musica si alza per andare a ballare mentre tutti la guardano. Chi un po' sorridendo sotto i baffi, meravigliato da quella spensieratezza, chi in allerta per paura di non poterla proteggere dagli sguardi altrui. </p>
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<p>Esiste da sempre un modo romantico con cui la <strong>natura</strong> riesce a servirci il conto delle nostre azioni. Ci osserva liberi per poi farci vivere le conseguenze ogni qualvolta tendiamo a non rispettare l&#8217;equilibrio che ci circonda. In un certo senso ci fa da maestra, mostrandoci i nostri limiti e le nostre capacità, insegnandoci sin da piccoli che toccare il <strong>fuoco</strong> ci farà bruciare le dita ma anche che alla giusta distanza può riscaldarci.</p>



<p>Una mattina di tanti anni fa, quando avevo poco più di sei anni ero in <strong>acqua</strong> con mio fratello e giocavamo a tuffarci contro le onde, quando all&#8217;improvviso una grossa mareggiata ci tirò a largo. Non sapendo ancora nuotare iniziai presto a scivolare verso il fondo ma poco prima di affogare, mio fratello riuscì ad afferrarmi per un piede e mi tirò su in spalla così io riuscii a chiamare i soccorsi. Ricordo ancora la strana sensazione di qualche anno dopo quando imparai a galleggiare e scoprii che in realtà mi sarebbe bastato mantenere la calma. Forse molto spesso abbiamo semplicemente bisogno di tempo per capire come affrontare una situazione che ci mette in difficoltà, e forse la natura ci mette alla prova proprio per questo.</p>



<p>Esiste un modo curioso che alcuni uccelli in Antartide, chiamati <strong>Pinguini Imperatori</strong>, utilizzano per lasciare andare le cose. Superati i cinque mesi i cuccioli vengono accompagnati su una scogliera e da lì gli anziani lasciano che i piccoli si tuffino in mare, quasi come un rito tribale, per far si che imparino a cavarsela da soli. Non esiste un modo sicuro per farlo, devi semplicemente saper lasciar andare e sperare che vada tutto bene.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Breve storia attorno alla Terra</h2>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://moondog.it/wp-content/uploads/2024/05/astronauta-1024x1024.png" alt="" class="wp-image-187" style="width:841px;height:auto" srcset="https://moondog.it/wp-content/uploads/2024/05/astronauta-1024x1024.png 1024w, https://moondog.it/wp-content/uploads/2024/05/astronauta-300x300.png 300w, https://moondog.it/wp-content/uploads/2024/05/astronauta-150x150.png 150w, https://moondog.it/wp-content/uploads/2024/05/astronauta-768x768.png 768w, https://moondog.it/wp-content/uploads/2024/05/astronauta.png 1080w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Su una delle due pareti laterali del nodo che collegava i vari moduli alla cupola vi era una piccola maniglia difettata. Erano mesi che a bordo attendevano i materiali necessari alla riparazione. Facendo scattare il click del piccolo kit presente all&#8217;ingresso del portellone, di fianco alla pulsantiera e di fronte ai lunghi filtri di aspirazione che percorrevano l&#8217;anello, Akira dice &#8220;Dovresti trovarti un hobby migliore&#8221;. Aprendo la valigetta stacca un pezzo di nastro ed inizia intrecciarne i lembi sull&#8217;estremità di una piccola valvola e dice &#8220;Dammi una mano ed avvia le procedure, oggi tocca ai settori nove quattro&#8230;e sei&#8221;.</p>



<p>Richiudendo lo scudo protettivo dell&#8217;osservatorio, Sarah si alza dal sedile posto al centro della sfera metallica e si dirige al monitor di bordo, posto all&#8217;uscita della cupola. Risponde &#8220;Sembra starsene sempre lì ferma, come se non ci fosse nessuno ad abitarla&#8221;, digita una serie di comandi dalla tastiera del terminale, e prosegue &#8220;Dall&#8217;ultima volta che ho controllato sono spariti altri sessanta milioni di <strong>alberi</strong>&#8220;. Akira inizia a far ruotare la valvola attorno al bocchettone e risponde &#8220;Non iniziare con la solita storia&#8221;. Sarah si volta verso il corridoio e dice &#8221; A me non va giù che le cose siano andate così, non mi va che tutti stiano là sulla <strong>Terra</strong> a far finta di nulla&#8230;mentre le cose cambiano&#8221;. Akira stringe la valvola e risponde &#8220;Chi ti dice che stiano facendo finta di nulla?&#8221;. Sullo schermo la scritta &lt;&lt;Analisi dei sistemi in esecuzione&gt;&gt; e Sarah dice &#8221; Tu sei qui a far finta di nulla&#8221;.</p>



<p>Tira fuori altro nastro insieme a due fogli di cellulosa ed inizia ad applicarli sulle pareti al di sopra della maniglia difettata e Akira dice &#8220;Mio <strong>nonno</strong> si ammalò di <strong>Alzheimer</strong> e iniziò a dimenticare a poco a poco tutto. Prima della strade che conosceva da una vita, poi di casa sua e poi si dimenticò anche di noi&#8221;, ripone il nastro e dice &#8220;Non riconosceva più nemmeno le nostre facce. Durante una delle ultime visite disse al medico, poco prima di scoppiare in lacrime &lt;&lt;Vede dottore&#8230;io sono nato falegname e adesso non riesco a mantenere nemmeno più in mano un martello>>&#8221; richiude la scatola e dice &#8221; Ci sono delle cose che non puoi risolvere e a volte la vita ti chiede di soffrire senza poter fare nulla e tu non puoi fare altro che startene lì e cercare di accettarlo. A volte devi semplicemente <strong>lasciar andare</strong>&#8220;. Mentre tende la mano verso la cavità laterale del ripostiglio ai lati dell&#8217;ingresso dice&#8221; Tutte quelle persone stanno vivendo il loro dramma, giorno dopo giorno portano questo peso e muoiono continuando a vivere, respirando quell&#8217;aria che loro stessi hanno avvelenato&#8221;. Sarah si allontana dal terminale e dice &#8220;io non mi sento pronta a lasciarla andare&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Io non mi sento pronta a lasciarla andare&#8221;</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li>Gennaio 2024 è stato il dodicesimo mese consecutivo con la <strong>temperatura</strong> maggiore di 1,5° rispetto a quella del periodo preindustriale(<a href="https://blog.3bee.com/clima-superata-la-soglia-di-15-gradi-per-12-mesi-consecutivi/">fonte</a>)</li>



<li>Nel 2023&nbsp;il&nbsp;Pianeta ha perso 3,7 milioni di ettari di <strong>foresta tropicale</strong> primaria, l’equivalente di quasi&nbsp;10 campi da calcio al minuto (<a href="https://wisesociety.it/ambiente-e-scienza/deforestazione-dati-global-forest-watch-2024/">fonte</a>)</li>



<li>&#8220;Una carenza d’acqua senza precedenti colpisce <strong>Città del Messico</strong>. <strong>Lo Zambia</strong>, gravemente inaridito, avverte di un disastro nazionale&#8221;(<a href="https://unric.org/it/giornata-mondiale-dellacqua-la-scarsita-dacqua-a-livello-globale-incombe-ecco-cosa-si-puo-fare/">fonte</a>)</li>



<li>Almeno il 50% della popolazione del pianeta – 4 miliardi di persone – deve fare i conti con la <strong>carenza d’acqua</strong> almeno un mese all’anno. Entro il 2025, 1,8 miliardi di persone dovranno probabilmente affrontare quella che l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) chiama “scarsità assoluta di acqua”(<a href="http://fonte">fonte</a>)</li>



<li>In Italia Sicilia e Sardegna richiedono lo stato di calamità per siccità. In Sardegna mancano negli invasi circa&nbsp;380 milioni di metri cubi di <strong>acqua&nbsp;</strong>rispetto alla media degli anni recenti. In Sicilia la crisi idrica ha già comportato il&nbsp;<strong>razionamento</strong>&nbsp;dell’acqua in almeno&nbsp;39 comuni<strong>.</strong>&nbsp;Nell’isola mancano all’appello circa&nbsp;54 milioni e mezzo di metri cubi&nbsp;rispetto alle medie più recenti (<a href="https://resoilfoundation.org/ambiente/siccita-italia-2024-previsioni/">fonte</a>)</li>



<li>Tra il 2000 e il 2023, sono stati ben 1.385 i conflitti che hanno visto la risorsa idrica come fattore scatenante (<a href="https://www.legambiente.it/comunicati-stampa/giornata-mondiale-dellacqua-2024-focus-di-legambiente-e-unhcr/">fonte</a>)</li>



<li>l Brasile è in stato di calamità naturale a seguito delle disastrose alluvioni che dal 27 aprile 2024 (<a href="https://www.geopop.it/alluvioni-in-brasile-a-rio-grande-do-sul-i-morti-salgono-a-83-le-cause-e-il-riscaldamento-globale/">fonte</a>)</li>



<li>Quasi un quarto della popolazione mondiale è esposta a notevoli rischi di alluvione ed inondazioni (<a href="https://unric.org/it/alluvioni-ed-inondazioni-quasi-1-4-della-popolazione-mondiale-e-esposta/">fonte</a>)</li>



<li>Aumenta il numero degli incendi nel mondo. Ricordiamo quelli recenti di Siberia e Australia. Ma anche Portogallo, Spagna, Grecia, in Italia e nell’area intorno a Berlino. (<a href="https://www.wwf.ch/it/stories/domande-scottanti-la-crisi-globale-degli-incendi-boschivi-spiegata-in-breve">fonte</a>)</li>



<li>La concentrazione di gas serra nell&#8217;atmosfera è&nbsp;<strong>in costante aumento</strong>&nbsp;e nel 2021 ha raggiunto le 472 parti di co2 equivalente per milione. (<a href="https://www.openpolis.it/il-metano-e-sempre-piu-presente-nellaria/">fonte</a>)</li>
</ul>



<p>Parliamone. Spesso. La lista potrebbe essere ancora lunga ma nessuno di noi sarà mai pronto a lasciarla andare. Parliamone ogni giorno, ma non dei disastri. Parliamo delle soluzioni. Cerchiamole tra di noi. Altrimenti un giorno la terra sarà costretta a lasciarci andare. Ormai viviamo in un <strong>mondo di possibilità e non di necessità</strong>, e la natura ancora una volta è lì che ci guarda liberi di prendere le nostre scelte. </p>



<p>La <strong>vita</strong> a volte ti chiede di stare lì a soffrire per le cose che perdi senza poter fare nulla e tu non puoi fare altro che accettarlo, ma la terra per una volta ci sta urlando di alzarci e cambiare le cose.  </p>



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<iframe loading="lazy" title="società malata - Into the wild" width="640" height="480" src="https://www.youtube.com/embed/cgKefNSdTKY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La danza degli alberi </h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://moondog.it/wp-content/uploads/2024/05/danza-1024x576.png" alt="" class="wp-image-193" srcset="https://moondog.it/wp-content/uploads/2024/05/danza-1024x576.png 1024w, https://moondog.it/wp-content/uploads/2024/05/danza-300x169.png 300w, https://moondog.it/wp-content/uploads/2024/05/danza-768x432.png 768w, https://moondog.it/wp-content/uploads/2024/05/danza-1536x864.png 1536w, https://moondog.it/wp-content/uploads/2024/05/danza.png 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Eravamo seduti a questo grande tavolo circolare. <strong>Lei</strong> sentendo la <strong>musica</strong> si alza per andare a ballare mentre tutti la guardano. Chi un po&#8217; sorridendo sotto i baffi, meravigliato da quella spensieratezza, chi in allerta per paura di non poterla proteggere dagli sguardi altrui. Eppure una cosa era sicura a quel tavolo, le volevamo tutti bene. Lui dice all&#8217;altro &#8220;Ormai non possiamo fare più niente, la stiamo perdendo pian piano&#8221; e l&#8217;altro risponde a lui guardando verso la pista da ballo e vedendola danzare &#8220;Non possiamo fare nulla, ma possiamo ringraziare che sia ancora qui con noi e starle vicino&#8221;.</p>



<p>Ogni volta che andavo a trovarla, Lei mi raccontava di questa <strong>danza</strong>. Mi raccontava di suo padre che dalla cima del monte dove abitavano caricava sul loro asino decine di sedie, che avrebbero poi portato in paese da vendere. Mi raccontava che ogni mattina insieme partivano con quel piccolo asinello, e man mano che percorrevano quel sentiero Lei si fermava a guardare <strong>gli alberi</strong> ai lati della strada, ognuno di una forma diversa. Mi raccontava delle avventure che viveva ogni giorno lungo quella discesa e di quegli alberi, che come una danza, si muovevano e le facevano compagnia lungo il cammino.</p>



<p>Ogni volta che andavo a trovarla Lei mi raccontava sempre questa<strong> storia</strong>, forse per la cosa che la stava portando via o non so per quale altro motivo. Ed io mi mettevo lì ad ascoltarla. A volte ci sono delle cose che non puoi risolvere e delle cose che ti vengono portate via, a volte in fretta, a volte lentamente e tu sei lì a guardarle allontanarsi. A volte la vita di chiede di soffrire senza poter fare nulla e tu non puoi fare altro che startene lì e cercare di accettarlo. </p>



<p>Io non mi sento pronto a lasciarla andare e forse non lo sarò mai. Ma penso a quella musica, a quella danza e penso a Lei che come quegli alberi, balla spensierata per farmi compagnia lungo il cammino. </p>



<p>Esiste un modo curioso che alcuni uccelli in Antartide, chiamati <strong>Pinguini Imperatori</strong>, utilizzano per lasciare andare le cose. I piccoli si tuffano e gli anziani stanno lì a guardarli, da lontano&#8230;a volte danzando. Non esiste un motivo che ti spinga ad accettare di aver perso qualcosa, ma a volte devi semplicemente saper lasciar andare e sperare che vada tutto bene.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Vita Di Pi - Tutta la vita non è altro che un atto di separazione" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/OcGZNs_m_6k?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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		<title>Concetti generali di termodinamica per esseri umani</title>
		<link>https://moondog.it/concetti-generali-di-termodinamica-per-esseri-umani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Moondog]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2024 08:54:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[compagnie aeree]]></category>
		<category><![CDATA[moondog]]></category>
		<category><![CDATA[problemi]]></category>
		<category><![CDATA[secondo principio di resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[termodinamica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si narra che il popolo tibetano fosse principiato dall'unione tra una scimmia ed un'orchessa e fu così che i sei figli che ne scaturirono diedero inizio ad una storia così affascinante. Altri credevano che la terra fosse un vuoto colmato da un vento intenso e un gigantesco temporale, altri ancora credevano che un essere immortale si fosse calato dal cielo con una corda simile ad un arcobaleno o che addirittura i primi abitanti fossero provenienti direttamente da Atlantide.</p>
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<iframe loading="lazy" title="Max Richter - Richter: On The Nature Of Daylight" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/InyT9Gyoz_o?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p></p>



<p>Durante gli ultimi anni di libertà precedenti al 1910, poco prima che il <strong>Tibet</strong> venisse invaso dai manciù che governavano la Cina e il Dalai Lama costretto a fuggire nell’india britannica, era diffuso tra i vari abitanti della città di Lhasa al pari di quanto era nel distretto di Chengguan o nei paesi poco vicino basare&nbsp;i propri comportamenti e l&#8217;intera vita della comunità sull&#8217;equilibrio costante con l&#8217;ambiente circostante. Una società utopistica per certi versi nella quale la ricerca, istinto molto caro ai vecchi cacciatori ed esploratori, era ormai mutata in un qualcosa di molto diverso, un qualcosa appartenente ad una dimensione più interiore non caratterizzata dalla dominanza ma bensì dal trasporto dell&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Io_(filosofia)">io</a> nel tempo.</p>



<p>Si narra che il <strong>popolo tibetano </strong>fosse principiato dall&#8217;unione tra una scimmia ed un&#8217;orchessa e fu così che i sei figli che ne scaturirono diedero inizio ad una storia così affascinante. Altri credevano che la terra fosse un vuoto colmato da un vento intenso e un gigantesco temporale, altri ancora credevano che un essere immortale si fosse calato dal cielo con una corda simile ad un arcobaleno o che addirittura i primi abitanti fossero provenienti direttamente da Atlantide.</p>



<p>La triste realtà è che in fin dei conti ognuno sceglie di credere alla <strong>storia</strong> che più gli piace, ma le storie che scegli saranno pur sempre valide solo per te. Che probabilmente puoi anche raccontare agli altri che quel dito che hai perso te lo ha tranciato uno squalo o un grosso alligatore, che hai passato una settimana in Tibet senza esserci mai stato o che hai percorso El Caminito del Rey centinaia di volte fin quando un giorno passeggiando non hai trovato un cane lungo il sentiero ed hai deciso di adottarlo. Dovremmo abituarci all&#8217;idea che l&#8217;universo forse non è solo caos e che ci sarà sempre qualcuno pronto a distruggere le cose in cui credi ma che l&#8217;importante rimane esserne convinti. Nell&#8217;anima. Nelle ossa. Ci sono cose che racconti che nessuno può portarti via. Anche se non hai mai messo piede a <strong>Vienna</strong>, quella dannata musica puoi comunque averla sentita nella testa ed in un certo senso vale come esserci stato.</p>



<p>Il 1° ottobre del 1949 ebbe inizio l&#8217;<strong>invasione del TIbet</strong>, Le stime parlano circa di un milione e duecentomila morti in seguito all’incarcerazione, alle torture, alle esecuzioni e alla carestia subite dai tibetani. Seimila i templi distrutti. Gli stati sovrani non hanno mai riconosciuto l&#8217;indipendenza dello stato di conseguenza l&#8217;intera tragedia fu liquidita ad una &#8220;questione interna cinese&#8221;.</p>



<p>Nel 1959 la guerriglia tibetana tentò di <strong>ribellarsi</strong> prima con proteste pacifiche, poi con le ultime briciole di forza rimaste. La rivolta terminò il 23 marzo del 1959. Lhasa tornò sotto il controllo di sicurezza cinese. Circa ottantasettemila le morti.</p>



<p>Che sia importante e chiaro a quelli che verranno che l&#8217;oppressione, la brutalità, la sopraffazione, la cattiveria non saranno mai strumenti legittimi e che anche se in questo caso la storia ci dice il contrario la ragione non viene dimenticata. Persiste. In silenzio. Che i tibetani hanno continuato e continueranno a combattere per la propria dignità. Continueranno a raccontare al mondo di<strong> Pa Drengen Changchop Simpa</strong>, una piccola scimmia che insieme ad un orchessa diedero luogo a tutto questo.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Il secondo principio di resistenza</h2>



<p>Quello che abbiamo scoperto è che quando un sistema non è collegato all&#8217;ambiente esterno, non è capace di <strong>scambiare energia</strong>. La sua energia interna di conseguenza non varia. In poche parole. Quello che è dentro rimane dentro. Quello che è fuori rimane fuori. In pratica noi esseri umani, anche detti <strong>sistemi aperti</strong>, siamo nati per fare tutto l&#8217;opposto.</p>



<p>Siamo nati per scambiarci, mescolarci, moltiplicarci con tutto quello che abbiamo intorno. Può talvolta succedere però che questi sistemi aperti,<strong> esseri umani </strong>per intenderci, si comportino come sistemi isolati.</p>



<p>Ed è chiaro che il mio intento, tramite il richiamo di questi concetti fisici, sia volto più che altro a sollevare l&#8217;attenzione su un distinto problema. Le cose che ci bloccano. Mi sarebbe piaciuto poter citare una qualche teoria famosa a riguardo. Una sorta di <strong>teorema</strong> con annessa dimostrazione ma ahimè non conoscendone nessuno ne inventeremo uno sul momento.</p>



<p>Il <strong>secondo principio di resistenza</strong> afferma che: &#8220;<em>quando un sistema aperto, in grado di scambiare energia con l&#8217;ambiente esterno, inizia ad isolarsi volontariamente, in maniera spontanea e lenta tenderà a ritornare al suo stato iniziale</em>&#8220;</p>



<p>o  in maniera alternativa : </p>



<p>&#8220;<em>Quando un individuo smette di guardarsi intorno, smette di cercare le soluzioni e inizia ad arrancare e a non ricercare più la fatica, inizia a costruire delle sbarre intorno a se, invisibili ad altri esseri umani e a vivere costretto in preconcetti che si autoimpone, ma per istinto naturale prima o poi quelle <strong>sbarre</strong> verranno rotte in un modo o nell&#8217;altro e tanto più quella prigione era forzata, tanto più resistenti erano quelle sbarre maggiore sarebbe stata la realizzazione</em>&#8220;</p>



<p>Ogni problema ha una sua complessità. I tibetani usavano la meditazione per far si che quello che entrasse potesse uscire indisturbato dal sistema ed è un processo lento, fatto di attesa. Le cose non cambiano da un giorno all&#8217;altro. </p>



<p>Non esiste qualcosa di abbastanza potente da cambiarti la vita per sempre. Quel <strong>libro speciale</strong> che hai letto al massimo ti cambia la vita per qualche settimana. Al massimo per qualche mese. Il resto del lavoro da fare rimane pur sempre una tua responsabilità.</p>



<p>Se mi faccio il culo per anni a scrivere qualcosa mettendoci tutto me stesso e facendone venire fuori qualcosa che ha un valore e tu lo leggi mentre sei in vacanza o nel tempo libero, e in qualche modo ti fa scattare quel click, quel nuovo punto di vista, poi sta a te cambiare per davvero, altrimenti tra un mese esatto a malapena te ne ricorderai.</p>



<p>Le <strong>idee</strong> trasformiamole in missioni. Cambiamo le cose oppure facciamo di tutto purché non cambino. Altrimenti le cose le cambiano gli altri.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I problemi non si creano ne si distruggono, possono solo trasformarsi</h2>



<p>Qualche anno fa conobbi un ragazzo durante un <strong>viaggio</strong> a Vienna. Mi raccontò che di tanto in tanto visitava i vari siti delle <strong>compagnie aeree</strong> e prenotava voli in maniera compulsiva per poi non presentarsi il giorno dell’effettiva partenza. Diceva di avere una specie terribile di empatia, un tipo di filantropia costruita sul proprio ego, che &#8220;salvo solo le cose che facciano bene a me stesso piuttosto che agli altri&#8221; e siccome temeva che le compagnie potessero chiudere da un momento all’altro comprava dei biglietti senza realmente utilizzarli, come se stesse donando in maniera indiretta e consapevole i propri soldi per pagare stipendi a piloti, hostess e a tutto il personale di volo. Chissà perché l’idea di un mondo senza più aerei lo terrorizzava. D’altronde non che l’uomo ne avesse sempre avuto bisogno.</p>



<p>Qualche tempo dopo mi domandai da dove quella dedizione a cercare alternative di volo sempre più complesse potesse venir fuori. Non mi sono mai spiegato il perché. Era completamente innamorato della sensazione che si prova quando sei rannicchiato sui sedili in plastica della classe economy e ti giri per guardare fuori dal <strong>finestrino</strong>.</p>



<p>L&#8217;unica cosa che ho capito però è che forse affezionarci a qualcosa non dovrebbe metterci cosi tanta paura. Le storie di cui ci innamoriamo non spariscono da un giorno all&#8217;altro, ma lasciano sempre una traccia, un odore nell&#8217;aria. In Tibet si dice ancora che una scimmia e un&#8217;orchessa abbiano dato vita ad un&#8217;intera civiltà, anche se quel Tibet non esiste più, le idee, le storie non si creano ne si distruggono, possono solo trasformarsi. &nbsp;</p>



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<iframe loading="lazy" title="Sette anni in Tibet - Lettera di Heinrich Harrer al figlio" width="640" height="480" src="https://www.youtube.com/embed/tUBrIAtsBYk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p></p>
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		<title>Un complicato intrigo di scacchi, mosse vincenti e narcisisti sociopatici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moondog]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Oct 2023 16:20:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[elon musk]]></category>
		<category><![CDATA[moondog]]></category>
		<category><![CDATA[narcisista]]></category>
		<category><![CDATA[scacchi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durante la prima rivoluzione industriale, venne alla luce un nuovo movimento, composto da operai la cui vita risultava assai più tranquilla rispetto a quella di un moderno adolescente, in conseguenza del fatto che una fabbrica garantiva un numero di posti accessibili nella società a sufficienza da coprire l'intera popolazione, in modo tale da permettere a chiunque di sentirsi parte di un ingranaggio assai più complesso. </p>
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<iframe loading="lazy" title="Isa Danieli in &quot;Un complicato intrigo di donne vicoli e delitti&quot; di L.Wertmuller" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/JaYGwCNExMQ?start=95&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="has-text-align-left">Da qualunque lato la si guardi, una scacchiera riesce sempre a darti una visione a tratti delle cose. I pezzi nelle caselle non sono nient&#8217;altro che un’immagine di quello che puoi vedere in quel momento, e non di quello che sta per succedere. Se non avessi mai provato la sensazione di perdere il controllo, prova ad iniziare una partita eliminando qualche pezzo. Il bianco parte senza regina, il nero senza pedoni. Alla 28a mossa il bianco abbandona.</p>



<p class="has-text-align-left">Una buona apertura potrebbe essere pedone di regina d4, cavallo f3, pedone g3, alfiere g2&#8230;arrocco e per chiudere pedone b3. </p>



<p class="has-text-align-left">La particolarità è dovuta al fatto che non sia un gioco prettamente individuale. O meglio, gli scambi e i gesti si alternano tra una persona e il suo antagonista e quello che ad un occhio disattento potrebbe sembrare è che sia questo e basta. Una vigorosa competizione in cui si fa a gara a chi ha il cervello più grosso. </p>



<p class="has-text-align-left">Eppure alla fine una partita la vince chi riesce a far funzionare meglio i pezzi tra di loro. Si tratta di osservare e capire chi muovere prima e chi dopo. Così come in un valzer atipico, ballato da mani rapide e precise, ci viene dimostrato che le cose tendono a funzionare meglio quando si viene mossi tutti da una stessa idea, una stessa volontà. In barba a chi crede che siano i singoli pezzi a far la differenza, il re può essere messo in scacco anche solo da un pedone mosso al momento giusto, preceduto da chi poco prima si era mosso proprio per far arrivare il pedone in quel punto. </p>



<p class="has-text-align-left">In fin dei conti, la torta caprese, non è altro che una semplice torta al cioccolato, fatta da pochi ingredienti che si mescolano bene tra di loro. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Piovono polpette</h2>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Cloudy With a Chance of Meatballs: Flint&#039;s Machine Works (HD MOVIE CLIP)" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/QrFe_r3iW_M?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p>Durante la prima rivoluzione industriale, venne alla luce un nuovo movimento, composto da operai la cui vita risultava assai più tranquilla rispetto a quella di un moderno adolescente, in conseguenza del fatto che una fabbrica garantiva un numero di posti accessibili nella società a sufficienza da coprire l&#8217;intera popolazione, in modo tale da permettere a chiunque di sentirsi parte di un ingranaggio assai più complesso. </p>



<p>Seppur con le sue criticità, un tale periodo storico acquisiva la capacità di deresponsabilizzare i singoli individui. Con la nascita dei sindacati si intravide per la prima volta la possibilità di utilizzare uno strumento collettivo capace di andare a gettare le basi e soprattutto di ideare soluzioni globali da utilizzare per problemi globali. </p>



<p>Un singolo operaio poteva coalizzarsi, in modo da non sentire solo suo il peso delle conseguenze dettate da dinamiche geopolitiche ipercomplesse, e di cui non riusciva a scontornare in maniera totale le cornici e i contenuti. Era un meccanismo rudimentale ma estremamente efficace, che non si occupava di comprendere le cause, ma in maniera inversa, di partire dalle conseguenze per tracciare un sentiero da percorre al contrario, per tamponare in maniera tempestiva tutto quello che poteva creare sofferenza e divisione. </p>



<p>Una volta venuto meno questo paradigma, singoli individui di punto in bianco videro crollare le proprie certezze. Con la perdita della solidarietà sociale, i gruppi si videro frammentarsi in singole unità, ognuna delle quali vedeva nell&#8217;altro non più un appoggio su cui contare ma un rivale con cui competere per ottenere i privilegi di una macchina stampa soldi, che associava un costo e un termine di produzione ai singoli aspetti della vita. </p>



<p>Da qui in poi il termine “cooperatività”, denoterà un’accezione completamente diversa, così come il termine “etichette” di cui parleremo in futuro. Una società composta da narcisisti sociopatici che vedono nell&#8217;affermazione personale l&#8217;unica via per una vita soddisfacente, e invece negli psicofarmaci una soluzione per tamponare i gravi scompensi che tutto questo comporta.</p>



<p>Il narcisista moderno è pertanto incapace di comprendere la radice di tali problemi che si trovano al di sopra della propria dimensione personale, impossibili da affrontare per una sola mente, e questo suo essere inerme di fronte a questa condizione, dettata da una società che piuttosto scarica le responsabilità sul singolo individuo, incapace di competere per un numero ormai limitato di posti rimasti nel grande ingranaggio che anni prima invece era felice di accogliere le masse, non fa altro che alimentare la dinamica della rivendicazione di classe, dello scontro per il pezzo di pane rimasto nello scaffale più in alto.</p>



<p>In questo contesto i nazionalismi sguazzano pronti a disegnare e spostare il bersaglio sulla componente più debole da far fuori, forti della convinzione popolare che il poco pane rimasto alla massa sia colpa di quei 4 ladruncoli che entrano di notte a rubare, piuttosto che di chi, quegli scaffali si occupa di riempirli. </p>



<p>A questo punto si potrebbe tentare con pedone c5, pedone c4, regina c2 e cavallo b2. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il diavolo che truffò un narcisista</h2>



<p>Si potrebbero aprire interessanti discussioni su come il concetto di solitudine sia nato e si sia trasformato nel corso del tempo, e su come sia oggi inteso e diffuso, in un contesto come quello affrontato nel paragrafo precedente e soprattutto amplificato da smartphone, social media e quant&#8217;altro. Ma non annoierò con questa parentesi, piuttosto mi piacerebbe citare Wilson Cooper quando scrisse &#8220;il senso di solitudine è comune tra gli esseri umani quanto le conchiglie sulla spiaggia&#8221; che forse rende meglio il concetto. </p>



<p>Quello che però ho a cuore, è andare a sviscerare tutto quel ciarpame di cui troppo spesso si sente parlare e di come viscidi approfittatori utilizzano queste riflessioni come strumento di profitto. Salire sul carro in fiamme per vendere benzina a persone terrorizzate. </p>



<p>Mi riferisco a chiunque professi la cultura del fallimento personale, come una causa e non una conseguenza. A chi scrive che se non riesci ad amare è perché in realtà non stai amando te stesso, che non sei abbastanza, perché in realtà dovresti avere più coraggio e buttarti, che se hai paura di andare a cena da solo non dovresti farti problemi, che non stai riuscendo perché piuttosto non ci stai credendo abbastanza. Potrei portare migliaia di esempi, ma il succo è che &#8220;puoi fare tutto&#8221; è uno slogan da quattro soldi inventato dall&#8217;industria, per farti essere più in linea con le idee del settore marketing. </p>



<p>Una cultura subdola, ma diffusa e portata avanti da chi tende a farti credere che dovresti essere ricco e non fare nulla, piuttosto che stare lì a sporcarti le mani. Che dovresti aprire un attività in cui sostanzialmente tu non fai nulla, ma piuttosto ordini oggetti creati da operai sottopagati e li rivendi a cinquantenni attempati in preda a crisi di mezza età. </p>



<p>Sfruttare la crisi di chi non riesce a vincere la battaglia per quei pochi posti disponibili nella società, convincendoli piuttosto a diventare allo stesso tempo il prodotto, il fabbricante e il cliente di se stessi. </p>



<p>Le fabbriche ormai automatizzate, hanno reso gli operai disoccupati e terrorizzati, facendoli diventare preda, inducendoli a sognare di diventare imprenditori di stessi. E chi fallisce in questo percorso è perché non si è impegnato abbastanza. La cultura del marketing e della brand identity, che però non ha alcuna sostanza, dimostra che l&#8217;unico prodotto che è capace di vendere è l&#8217;intrattenimento.   </p>



<p>In questa società l&#8217;imprenditore è ridimensionato, un mero teatrante, che non ha alcuna volontà di sognare un futuro migliore. Risulta infatti impossibile in una società che ha smesso di guardare al futuro come un qualcosa da migliorare, ma solo un evento catastrofico da subire. L&#8217;unico prodotto disponibile pertanto risulta essere nient&#8217;altro che qualcosa che permetta alle persone di evadere dalla decadenza del presente, che rievochi la bellezza mai esistita dei tempi passati, e che permetta di non pensare agli eventi terrificanti che accadranno nel futuro. </p>



<p>L&#8217;imprenditore non deve più inventare ma deve creare infrastrutture e prodotti volti all&#8217;intrattenimento. </p>



<p>In una società come questa, una figura come quella di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Elon_Musk">Elon Musk</a> è vista come una minaccia. Una figura su cui far ricadere tutte le colpe. Lui è l&#8217;uomo che vuole andare su Marte, che crea robot e macchine elettriche. Quello che tenta di risolvere dei problemi, e allora perché non li risolve tutti?</p>



<p>Perché mentre la povera gente muore di fame lui piuttosto propone case stampate in 3D? Perché è così arrogante? Perché ha comprato Twitter millantando di voler restituire la libertà di parola invece di distribuire la corrente in Africa? E perché si mette lì a perder tempo con le invenzioni tipo la connessione satellitare piuttosto che risolvere le guerre nel mondo?            (Si precisa che questa considerazione è precedente ai recenti fatti che mi hanno fatto cambiare notevolmente la percezione che avevo nei confronti della sua persona. Nonostante questo, l’idea espressa contestualizzata al tempo in cui è stata scritta rimane comunque valida)</p>



<p>Per l&#8217;uomo moderno se sei quello che vuole rendere il futuro migliore sei solo un grandissimo stronzo. Ed è tutta colpa tua, di tutto. </p>



<p>Una buona continuazione dovrebbe essere cavallo c4, e5, regina b2, pedone a3, cavallo d3, alfiere g5.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">Come topi in trappola</h2>



<p>&#8220;Eravamo costretti in casa, ma uscimmo di nascosto per strappare una vista del cielo che nessun altro poteva avere. Lì trovammo finalmente la solitudine che cercavamo. Era sempre stata dentro di noi, ma rinchiusi in quelle quattro mura non riuscivi a percepirla. Le pareti sembravano volerti cadere addosso. Eravamo trasgressori, evasi, ma non desideravamo altro che metterci in salvo. Non ci importava delle conseguenze. Adesso che finalmente eravamo soli potevamo sentirci in pace con noi stessi. Un fulmine. Ad un tratto tutto crollò. Ci rendemmo conto di non essere mai usciti. Che quel cielo lo avevamo visto solo in qualche stralcio di ricordo passato. Prima guardavamo spesso il cielo. Lo facevamo quando ci sentivamo felici. Ora eravamo di nuovo soli con noi stessi. Avevamo violato la legge, senza essere scappati. Quei pochi attimi però, erano bastati per farci sentire vivi. Le settimane successive ritentammo, ma fuori non c’era più nulla per noi. Così tutto finì. Tutti tornarono alla loro vita. Uscirono finalmente di casa. Noi no, restammo lì, tra quelle quattro mura per strappare una vista del cielo che nessuno poteva avere”</p>



<p>Proseguiamo con alfiere f6, torre c1, cavallo d4, regina a2, re in g2, g1, regina c2. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Prevedere le mosse</h2>



<p>Uno degli aspetti principali degli scacchi, non è tanto ragionare con le 2 o 3 mosse successive, ma guardare in avanti il più possibile. Riuscire a valutare il maggior numero di possibili scenari è quello che ti rende un bravo giocatore di scacchi. </p>



<p>Tornare ad immaginare un futuro migliore è quello che spero sia stato trasmesso da tutte queste parole. Come umanità, come società semplificare le cose e cercare soluzioni semplici a problemi complessi non funziona. Cercare di capire chi non si sente abbastanza, chi è in difficoltà piuttosto che scaricargli addosso la colpa dovrebbe essere un buon proposito di tutti noi. Aiutare il prossimo e tornare a ragionare come una collettività. </p>



<p>Un giorno J. F. Kennedy disse: &#8221; Ad oggi, lo spazio non ha ancora visto alcuna contesa, alcun pregiudizio, alcun conflitto nazionale. I suoi pericoli sono avversi a noi tutti. La sua conquista merita il meglio di tutta l&#8217;umanità e questa occasione di cooperazione pacifica potrebbe non ripresentarsi mai più. Qualcuno si chiede: perché la luna? Perché sceglierla come nostro traguardo? Ci si potrebbe chiedere anche: perché scalare la montagna più alta? Perché, 35 anni fa, è stato sorvolato l&#8217;Atlantico? Perché la Rice si batte contro il Texas?<br>Abbiamo deciso di andare sulla luna. Abbiamo deciso di andare sulla luna in questo decennio e di impegnarci anche in altre imprese, non perché sono semplici, ma perché sono ardite, perché questo obiettivo ci permetterà di organizzare e di mettere alla prova il meglio delle nostre energie e delle nostre capacità, perché accettiamo di buon grado questa sfida, non abbiamo intenzione di rimandarla e siamo determinati a vincerla, insieme a tutte le altre.&#8221;</p>



<p>Quasi alla fine segue torre d1, d2, regina c8, torre c8, pedone b4, pedone e3, pedone h4. A questo punto seguono varie prese. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Scacco Matto!</h2>



<p>La partita termina con scacco del re in d8 causato da cavallo g7, torre f7 e pedone e6. </p>



<p>Al lettore che ha seguito con attenzione tutti i passaggi, arrivato a questo punto, dovrebbe ormai essere chiaro come vincere una partita di scacchi abbastanza agilmente. </p>



<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=q7zwJQSjqYo">https://www.youtube.com/watch?v=q7zwJQSjqYo</a></p>
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		<title>La leggenda Di Marseglia: L&#8217;Avamposto a cui nessuno volle dare un nome</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moondog]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Aug 2023 13:41:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[leggenda]]></category>
		<category><![CDATA[marseglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Era un piccolo quadrante, simile ad un avamposto senza soldati e senza nemici, a nord del distretto abitativo principale, dal quale si poteva intravedere in lontananza una lunga torre di cemento, striata da solchi geometrici che ne aumentavano il fascino. Al fianco si potevano ammirare altre 2 torri, leggermente più piccole e fatte di un metallo ormai ingiallito dalla ruggine.</p>
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<iframe loading="lazy" title="Invasion Main Title" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/LPrW4OTp0nk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p>Era un piccolo quadrante, simile ad un avamposto senza soldati e senza nemici, a nord del distretto abitativo principale, dal quale si poteva intravedere in lontananza una lunga torre di cemento, striata da solchi geometrici che ne aumentavano il fascino. Al fianco si potevano ammirare altre due torri, leggermente più piccole e fatte di un metallo ormai ingiallito dalla ruggine.</p>



<p>Era un tetro paesaggio di epoca industriale moderna, ma testimone di un tempo ormai passato visti i numerosi segni di degrado e abbandono che si potevano osservare sulle cinte murarie che lo circondavano e che nascondevano all’interno chissà quale segreto. </p>



<p>Il nome con cui si era solito indicare quel villaggio ai passanti era Marseglia, da una vecchia fabbrica di impianti elettronici poco lì vicino, ma che in realtà era solo un tentativo di rendere più comprensibile agli occhi di chi lo guardava quel desolato ammasso di cemento e ferraglia dimenticato tutti.</p>



<p>Un modo semplice e allo stesso tempo molto umano di cercare di dare un significato a qualcosa che semplicemente un significato non lo aveva.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://moondog.it/wp-content/uploads/2023/07/base-blog-1024x576.png" alt="" class="wp-image-123" style="width:845px;height:474px" srcset="https://moondog.it/wp-content/uploads/2023/07/base-blog-1024x576.png 1024w, https://moondog.it/wp-content/uploads/2023/07/base-blog-300x169.png 300w, https://moondog.it/wp-content/uploads/2023/07/base-blog-768x432.png 768w, https://moondog.it/wp-content/uploads/2023/07/base-blog-1536x864.png 1536w, https://moondog.it/wp-content/uploads/2023/07/base-blog.png 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">Ritorno alle tribù</h2>



<p>A partire dall’anno 2060, dopo che i grandi stati furono trasformati pian piano in grossi vicinati, le poche risorse rimaste furono in grado, sebbene per un brevissimo periodo, di dar vita ad una sorta di unità globale. Cosa che fino ad allora si era vista solo in qualche film del ventesimo secolo.</p>



<p>Fu durante le prime guerre dell’anno 2070, quando gli stati trasformatisi in vicinati iniziarono ad organizzarsi a loro volta in piccoli stati, ognuno ispirato dall’affermazione della propria politica locale, alla ricerca di una esasperata indipendenza, invocando un sentore nazionalistico e nostalgico, che l’equilibrio globale venne a mancare.</p>



<p>Piccoli agglomerati urbani presto diventati roccaforti. Sentinelle sorvegliavano ingressi e uscite, in costante allerta, fomentanti dalla paura che qualche straniero potesse arrivare da un momento all’altro a depredarli del nulla che vi era rimasto. Un concetto molto in voga e caro che già avevano sperimentato i nati all’inizio del ventunesimo secolo.</p>



<p>È in questo panorama che nasceva Marseglia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pesce grande mangia pesce piccolo</h2>



<p>Arrivati dinanzi all’ingresso principale nessuna sentinella ostacolava il passaggio. Era questo che faceva tanto spavento. Una terra che nessuno era disposto a difendere probabilmente nascondeva al suo interno qualcosa di tetro con cui nessuno voleva avere a che fare.</p>



<p>Tra i pochi racconti udibili in qualche bazar o locanda poco lì vicino, nascevano storie di tutti i tipi. Acqua limpida, di come non si vedeva da tempo, si diceva sgorgasse a fiumi dalle rocce poste ai lembi del quadrante. Strani individui dal volto coperto, stipati nei propri dormitori usavano uscire talvolta per narrare la propria saggezza. Spettacoli così bizzarri che anche alcuni randagi accorrevano ad assistere a questa strana tradizione.</p>



<p>Si diceva che chi era entrato malato ne fosse uscito guarito. Che di cibo ve ne fosse in abbondanza. Che chi entrava smarrito riuscisse a trovare la propria strada. Che persino i colori fossero più vividi.</p>



<p>E così via via molte storie vennero raccontate nel corso degli anni. Tra le poche verità conosciute, si sapeva di Marseglia che non avesse mai rifiutato nessuno. Ogni viandante veniva accolto e ne usciva sbalordito. In quel piccolo villaggio chi entrava riscopriva la propria bontà e tutto sembrava funzionare per il verso giusto. </p>



<p>Marseglia era un luogo di pace che non chiedeva nulla in cambio. Una frazione di mondo che ancora continuava a farsi bella per offrire aiuto a chiunque lo richiedesse. Un pesce piccolo che anche sapendo di finire mangiato dallo squalo, continua a nuotare controcorrente.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Big Fish opening scene" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/hTi61OEARGQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Come tutto quanto il resto</h2>



<p>La storia è sempre stata una curiosa ruota pronta a girare quando meno te lo aspetti. Proprio nel punto più in alto, quando inizi a perdere contatto con quello che prima ti stava sotto ai piedi, è lì che la vita tende a ribaltare le carte in tavola e se è vero che le grandi cose per quanto dannatamente belle possano essere sono destinate a finire come tutto il resto, era ovvio che Marseglia prima o poi avrebbe fatto il suo corso, sparendo nel nulla, come tutto quanto il resto.</p>



<p>Non volendo essere il narratore di questa triste storia, essendo anche impossibile, soprattutto nella mia posizione, non mi soffermerò sul giorno in cui quello stupido avamposto ha preso fuoco, né su tantomeno cosa sia diventato in mano all&#8217;ennesimo arraffatutto che è passato di lì, perché è proprio quello di cui quel pesce piccolo non si è mai preoccupato di pensare.</p>



<p>In fin dei conti anche nei tempi più gloriosi Marseglia era stata un bellissimo posto di cui a nessuno è mai importato nulla. </p>



<p>E non che sia da monito per qualcuno o qualcosa, semplicemente sia questa leggenda una bella storia che come in un vago ricordo lasci pensare a chi la ascolta che la morale personale non sarà mai intaccata da quella sociale. Che essere buoni di spirito può essere in buon accordo con il proprio stile da vita, a prescindere se lo stesso faranno gli altri o se non si riceverà nulla in cambio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://moondog.it/wp-content/uploads/2023/08/photo_2023-08-03_15-37-13-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-132" srcset="https://moondog.it/wp-content/uploads/2023/08/photo_2023-08-03_15-37-13-1024x576.jpg 1024w, https://moondog.it/wp-content/uploads/2023/08/photo_2023-08-03_15-37-13-300x169.jpg 300w, https://moondog.it/wp-content/uploads/2023/08/photo_2023-08-03_15-37-13-768x432.jpg 768w, https://moondog.it/wp-content/uploads/2023/08/photo_2023-08-03_15-37-13.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>P. S. si precisa che parte di questa storia è stata ispirata da &#8220;Retrotopia&#8221; di Zygmunt Bauman, a cui mi sembrava giusto fare un credito.</p>



<p>  </p>



<p></p>
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		<title>Tutorial introspettivo su come trovare il senso delle cose</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moondog]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Apr 2023 19:42:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[il senso delle cose]]></category>
		<category><![CDATA[j.f.kennedy]]></category>
		<category><![CDATA[moondog]]></category>
		<category><![CDATA[scena]]></category>
		<category><![CDATA[tutorial]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una volta leggevo un sacco di libri. Per caso ne comprai uno dal titolo “Gli anni della luna”. Era uno di quei libri poco invitanti, con la copertina brutta. Sopra c’era stampata una foto del presidente Kennedy che, con una mano indicava qualcosa verso l’alto, probabilmente un aereo o forse una giraffa molto alta. Quello adesso è uno dei miei libri preferiti. </p>
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<p>Una volta leggevo un sacco di libri. Per caso ne comprai uno dal titolo “<strong><a href="https://www.amazon.it/Gli-anni-della-luna-1950-1972/dp/8847010977/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;crid=8LIIYR15N8MR&amp;keywords=gli+anni+della+luna&amp;qid=1681836443&amp;sprefix=gli+anni+della+luna%2Caps%2C100&amp;sr=8-1">Gli anni della luna</a></strong>”. Era uno di quei libri poco invitanti, con la copertina brutta. Sopra c’era stampata una foto del presidente Kennedy che, con una mano indicava qualcosa verso l’alto, probabilmente un aereo o forse una giraffa molto alta. Quello adesso è uno dei miei libri preferiti. </p>



<p>Un po&#8217; di tempo fa, cercando su internet ho scoperto che in realtà non lo sarebbe mai potuto diventare, o meglio solo nel caso fossi stato un annoiato insegnate di storia in sovrappeso poiché, quello che scrivono, è che è un ottimo libro di storia, scorrevole, dettagliato, con molte foto, soprattutto utile e cito testualmente:” per chi vuole farsi un’<strong>idea generale, e non troppo approfondita</strong>”. Così ho pensato che forse è così e…nulla più.</p>



<p>Ho pensato che magari quella sensazione a cui mi riportava quel racconto era falsa. Forse in quel libro non si parlava di noi che partivamo per la luna, ma forse si parlava di noi che volavamo e basta. Era un po’ quella sensazione che si prova quando dai molta importanza a qualcosa che per te ha avuto un gran significato, ma poi quando la vede qualcuno è quella cosa e basta. </p>



<p>Non so se mi spiego, è come<strong> quando da piccolo disegnavi qualcosa</strong> e poi dopo che la mostravi a qualcuno ti sentivi dire: ”wow è fantastico, sei stato proprio bravo” però nonostante i complimenti, nessuno capiva cosa c’era in quel disegno, era un bel disegno e basta.</p>



<p>Se svuoti le cose del loro significato, le perdi.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Collateral Beauty - Il vostro perché - Clip dal film" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/QgkeRhY5EM4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<h2 class="wp-block-heading">Trova la scena che più ti piace</h2>



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<iframe loading="lazy" title="Her - Lei (2013) - Lettera di Theodore a Catherine - HD" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/xu7-ip7ySGg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Ormai è chiaro da tempo che lo scopo di questo blog sia esprimere il puro egocentrismo che alberga dentro tutti noi, ma è anche vero che il più delle volte carichiamo i nostri intenti di aspettative che poi vanno a finire in strade che non avremmo mai pensato di percorrere, e semplicemente ne perdiamo il controllo. Proprio per questo, semmai questo articolo dovesse rappresentare un tentativo di consigliare a qualcuno come trovare il proprio <strong>senso delle cose</strong>, beh quel consiglio potrebbe essere &#8220;non smettere di <strong>cercare la scena che più ti piace</strong>&#8220;.</p>



<p>Siamo una specie nata per chiedersi continuamente il perché delle cose e siamo diventati i più bravi a farlo. Non ho ancora trovato il tempo di spiegarvi come si fa a trovare la felicità, ma ho scoperto da poco che i tutorial sono molto complicati da fare, lo farò, ma questo mi sembrava un buon inizio. </p>



<p>Potrei dire che un buon <strong>metodo da cui partire</strong> sia iniziare a diffidare da tutte quelle volte in cui ci pare che lasciar perdere sia un&#8217;opzione migliore delle altre. Ma se lo facessi vi starei consigliando una soluzione troppo semplice e sarebbe come fare l&#8217;esatto opposto di quello che invece da senso alle cose. </p>



<p>È <strong>complicato</strong> da esprimere e giuro che sto facendo del mio meglio per rendere la cosa ancora più difficile per chiunque stia leggendo. Perché altrimenti non avrebbe senso, perché altrimenti starei sprecando il vostro tempo. Perché la vostra soluzione non può arrivare dopo poche righe, ma richiede uno sforzo: il mio e il vostro, altrimenti non funzionerebbe. </p>



<p>La verità è che la cosa <strong>migliore da fare </strong>quando si vuole trovare il senso delle cose è complicarsi la vita. Non puoi sperare di arrivare velocemente al traguardo, perché ad un certo punto della strada potresti scoprire che ne esista più di uno. E non puoi sperare che per stare meglio ti basti buttarti tutto da un lato o dall&#8217;altro del letto. Perché il senso delle cose sta nel cercare di mettersi sempre al centro, guardarsi ai lati e cercare di capire come correggere continuamente la posizione ogni volta che ti arriva un treno, una macchina o un camion addosso.</p>



<p>Il senso delle cose sta nel cercare sempre <strong>la stessa soluzione ma da nuovi punti di partenza</strong>. Perché se lasci perdere quella cosa, e smetti di lottare, non lo troverai più un senso. Perché se tanto quella storia che volevi raccontare, forse ogni volta è più facile cancellarla e raccontarla da capo, allora non avrà più lo stesso sapore e ogni volta che vorrai provare a trovare il tuo senso non avrai punti da cui partire. </p>



<p>E non voglio dire che uno non debba trovare nuove storie, perché è importante impegnarsi in quella ricerca, ma voglio dire che anche se quella cosa è ingombrante, e ci ricorda tutte le volte che giriamo l&#8217;angolo che lei è li che ci guarda, che forse sarebbe meglio tornare in stanza e spegnere la lampada sul comodino, prima di <strong>lasciare casa con la luce accesa.</strong> </p>



<p>Se davvero ci tieni a trovare il senso delle cose, beh potrei dirti che un buon <strong>metodo da cui partire</strong> sarebbe quello di cercare quella scena che più ti piace anche nei film brutti, e di farlo ogni volta eh, non che &#8220;sai stavolta non mi va&#8221;&#8230;&#8221;l&#8217;ho visto un sacco di volte e ti assicuro di no&#8221;. Tu intanto cerca, magari trovi un buon motivo per&#8230;</p>



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<iframe loading="lazy" title="Transformers - Primo incontro con Bumblebee" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/XR_v2vxV4eo?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p></p>
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		<title>Come un caffè mi ha distrutto l’infanzia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moondog]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Mar 2023 16:08:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA["esperienze"]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I ricordi prima o poi che siano belli, brutti, o come quella orribile bandiera rossa, non fanno altro che starci accanto il tanto che basta a ricordarci quello di cui abbiamo bisogno. Ma con il tempo sbiadiscono, vanno via, e non fanno altro che lasciare spazio a quello che verrà. Se hai vent’anni in fin dei conti…è questo che ti lascia in quella scatola a fartela sotto. Che ti terrorizza. Siamo insicuri perché ci chiediamo continuamente come moriremo. O peggio ancora se le tasse siano davvero così difficili da pagare.</p>
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<iframe loading="lazy" title="Hello Tomorrow! — A New Beginning Beyond the Stars | Apple TV+" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/wtJwg15abJE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Mi sono sempre chiesto cosa succederà dopo. Come sarà tra qualche anno. Se tutto quello che mi ruota attorno adesso ci sarà ancora. Sarò la stessa persona, con gli stessi sogni, con la stessa taglia di stivali e con gli stessi principi?</p>



<p>Una volta credevo che mi sarei potuto portare tutto dietro per sempre. Un gigantesco backup con dentro quella volta in cui hai rischiato di morire per aver fatto il bagno nel momento sbagliato.</p>



<p>Se te lo stai chiedendo…si, se vedi una bandiera rossa mentre sei a riva forse dovresti fermarti…aspettare il tanto che basta a convincerti che in fin dei conti sei lì, e tanto vale…</p>



<p>È li che ho capito. I ricordi prima o poi che siano belli, brutti, o come quella orribile bandiera rossa, non fanno altro che starci accanto il tanto che basta a ricordarci quello di cui abbiamo bisogno.</p>



<p>Ma con il tempo sbiadiscono, vanno via, e non fanno altro che lasciare spazio a quello che verrà.<br>Se hai vent’anni in fin dei conti…è questo che ti lascia in quella scatola a fartela sotto. Che ti terrorizza. Siamo insicuri perché ci chiediamo continuamente come moriremo. O peggio ancora se le tasse siano davvero così difficili da pagare.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Vi Presento Joe Black - Ita - Morte E Tasse" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/n2N6WUv9AZs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Si! Lo sono.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Un pianeta orfano della sua stella</h2>



<p>Non so in quale momento esatto si inizi a capire la persona che si sta diventando. Ma ci sono degli eventi che scanditi nel tempo ti danno quella sensazione di <strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/D%C3%A9j%C3%A0_vu" target="_blank" rel="noreferrer noopener">déjà vu</a></strong> emotivo per cui alla fine capisci se sei il tipo di persona che il tè lo preferisce alla pesca o al limone. </p>



<p>Quando piangi prova ad iniziare a chiederti perché lo stai facendo. Esiste una <a href="https://www.educare06.it/articolo/hai-anche-tu-la-sindrome-del-poverino/fd946e608cfdc8dcc8210af6f89f0333#:~:text=Quando%20ci%20si%20trova%20di,Poverino%20(Isopo%2C%202016)." target="_blank" rel="noreferrer noopener">sindrome</a> che ti fa stare persino male quando vedi qualcuno che soffre, dovuto ad un eccesso di empatia. Questo tipo di persone si sente cadere il mondo addosso quando assiste ad emozioni che in realtà ha già provato sulla propria pelle, tanti anni prima. Qualcosa che ti manca, ad esempio ma che crescendo è stato sostituito da quei famosi <a href="https://moondog.it/perche-combattiamo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dogmi</a> di cui si parlava qualche articolo fa e a cui tanto ci aggrappiamo quando ci piace sentirci grandi. </p>



<p>Le camicie in cotone sono un dogma, perché da bambino non avresti mai pensato di volerne indossare una. Avresti odiato i <a href="https://www.pazienti.it/benessere/mental-health/fobia-dei-bottoni-ecco-cose-la-koumpounofobia-20122022#:~:text=Koumpounofobia%20%C3%A8%20il%20nome%20scientifico,uso%20comune%20come%20il%20bottone%3F" target="_blank" rel="noreferrer noopener">bottoni</a>. In fin dei conti hanno sempre fatto paura a tutti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ti ricordi com&#8217;era? </h2>



<p>Sulla sinistra erano appese le locandine dei film più recenti. Poi piccoli ma lunghi corridoi fatti di sbarre metalliche davano lo sguardo su enormi vetri, al cui interno si potevano intravedere dei volti dalle forme più disparate, in trepida attesa, a volte sorridenti altre volte un po&#8217; meno. </p>



<p>Sulla destra invece l&#8217;ingresso principale. Appena entrati la sensazione era simile al <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bungee_jumping" target="_blank" rel="noreferrer noopener">bungee jumping</a>. Un pavimento plastificato di colore arancione correva in tutte le direzioni. Per gli eventi più speciali dovevi girare a sinistra dove trovavi la sala numero 1. Quasi impossibile da descrivere perché dall&#8217;esterno riuscivi ad intravedere solo un lungo e buio buco nero, dove le persone facevano a gara per entrare anche avendo il posto assegnato. Riesci a comprendere perché era cosi speciale? Beh&#8230;forse dovrei spiegarlo in un altro momento. </p>



<p>Quello che più dava nell&#8217;occhio invece era un gigantesco bancale illuminato proprio di fronte alle porte dell&#8217;ingresso. Per un attimo ceste ripiene di pop corn e qualsiasi sorta di altro snack si trasformavano in un viaggio tra mercati di spezie indiani, dove sapevi che avresti potuto trovare quella cosa speciale che avresti voluto portarti dietro. </p>



<p>Non era il classico cinema con dentro la sala giochi. Negli spazi più angusti potevi trovare qualche flipper ancora acceso o qualche biliardino qua e là. Nei periodi più vivi di quel posto i giochi per intrattenere chi proprio non riusciva ad ingannare l&#8217;attesa si trovavano all&#8217;esterno, quasi a separare sacralmente la vera esperienza che potevi vivere solo tra quelle sale. </p>



<p>Sulla destra del bancone infatti un lungo corridoio fatto di scale e porte, che nascondevano tutte le altre sale, dava il via a quello che sarebbe stata l&#8217;infanzia di un piccolo ragazzino innamorato delle storie che avrebbe ascoltato, e che poi crescendo avrebbe raccontato da qualche parte.</p>



<p>È così che quel cinema che ha chiuso mi ha distrutto l’infanzia.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-casertace wp-block-embed-casertace"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="XQm7dx9msh"><a href="https://casertace.net/al-posto-del-big-maxicinema-una-torrefazione-di-caffe/">Al posto del Big Maxicinema una torrefazione di caffè</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Al posto del Big Maxicinema una torrefazione di caffè&#8221; &#8212; CasertaCE" src="https://casertace.net/al-posto-del-big-maxicinema-una-torrefazione-di-caffe/embed/#?secret=WkMRFAiMw0#?secret=XQm7dx9msh" data-secret="XQm7dx9msh" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il peggior caffè della mia vita</h2>



<p>Non è mai chiaro perché determinate cose ci colpiscano così forte dritto al cuore. A spezzarci il fiato è quella rara sensazione del chiedersi perché agli altri quella cosa non abbia fatto male per nulla. Quella strana solitudine.</p>



<p>Ad un amico un dramma lo racconteresti iniziando la frase con “ti dico solo che…” “il mio dramma”. Ecco “ti dico solo che” è la frase perfetta per descrivere il tuo dramma a qualcuno.<br>Animali sociali.</p>



<p>Ti chiedi più spesso perché fa così male a te o perché non fa così male agli altri?</p>



<p>“Io ti dico solo che ero seduto in pullman quando una mattina ho letto di questa nuova fabbrica di torrefazione del caffe che senza un minimo di tatto ha deciso di prendere il posto di quel cinema a cui ero tanto affezionato. E pensare che erano almeno 3 giorni che non bevevo caffè.”</p>



<p>Non che io non mi sia chiesto se avessi lasciato tutta la mia infanzia in quelle sale. Se il fallimento di quella dannata attività non mi avesse strappato via tutti quei ricordi felici.<br>E il peggio è che a nessuno sembrava fregare niente.</p>



<p>Da grandi non facciamo altro che chiederci perché il mondo abbia smesso di ruotarci attorno come faceva un tempo.</p>



<p>Pensateci. 8 miliardi di persone che ruotano su se stesse, ognuna con una storia meravigliosa da raccontare.</p>



<p>Ho ripreso a bere caffè, ora che mi sento molto meglio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;La vita non è come l&#8217;hai vista al cinematografo. É più difficile&#8230;&#8221;</h2>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Nuovo Cinema Paradiso. Discorso tra Alfredo e Totò" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/83JEkXSaqqA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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		<title>Perché non riusciamo mai a capire i drammi degli altri?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moondog]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2023 22:42:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[ascoltare]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[comunista]]></category>
		<category><![CDATA[drammi]]></category>
		<category><![CDATA[generazione fragile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Passiamo così tanto tempo a chiederci perché nessuno abbia voglia di ascoltare i nostri drammi, forse perché incapaci di saperli esprimere. Ormai sembra che la lotta per l'affermazione della propria identità sia diventata il passatempo preferito di chi, anche essendo già rappresentato, non vuole ammettere la propria superficialità, e cerca un modo esasperante per coprire il profondo vuoto che si ritrova al di sotto di tutto questo. La verità è che siamo perversamente innamorati delle nostre parole. Cerchiamo semplicemente un vittima su cui rigurgitare noi stessi, un modo per sentirsi al sicuro, comodo abbastanza da permetterci di poter esprimere la nostra opinione senza conseguenze. A volte semplicemente ci piace sentirci vittima di qualcosa.</p>
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<iframe loading="lazy" title="Vita Di Pi - L&#039;addio di Richard Parker" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/liDDlPcLLqw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p>Passiamo così tanto tempo a chiederci perché nessuno abbia voglia di ascoltare i nostri drammi, forse perché incapaci di saperli esprimere. Ormai sembra che la lotta per l&#8217;affermazione della propria identità sia diventata il passatempo preferito di chi, anche essendo già rappresentato, non vuole ammettere la propria superficialità, e cerca un modo esasperante per coprire il profondo vuoto che si ritrova al di sotto di tutto questo. La verità è che siamo perversamente innamorati delle nostre parole. Cerchiamo semplicemente un vittima su cui rigurgitare noi stessi, un modo per sentirsi al sicuro, comodo abbastanza da permetterci di poter esprimere la nostra opinione senza conseguenze. A volte semplicemente ci piace sentirci vittima di qualcosa.</p>



<p>É cosi che abbiamo perso pian piano l&#8217;abitudine di ascoltare i drammi degli altri. É così che siamo diventati i nostri più grandi ammiratori. La percezione delle parole è per me la rovina di tutto questo. Quando abbiamo iniziato a confondere delle semplici lamentele da vita quotidiana, con i traumi legati ad una vita intera. Un po&#8217; come confondere un bicchiere rotto con un bicchiere d&#8217;acqua putrida e avvelenata.</p>



<p>E così via fino a quando non ti trovi davanti un dramma che ti spezza il fiato. Tanto da farti sentire così disarmato da non riuscire più ad aprir bocca. A quel punto conoscere te stesso non ti salverà…</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Vita Di Pi - Tutta la vita non è altro che un atto di separazione" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/OcGZNs_m_6k?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<h2 class="wp-block-heading">Siamo una generazione fragile&#8230;</h2>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="633" height="574" src="https://moondog.it/wp-content/uploads/2023/02/photo_2022-05-29_18-04-31.jpg" alt="" class="wp-image-48" srcset="https://moondog.it/wp-content/uploads/2023/02/photo_2022-05-29_18-04-31.jpg 633w, https://moondog.it/wp-content/uploads/2023/02/photo_2022-05-29_18-04-31-300x272.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 633px) 100vw, 633px" /></figure>



<p>Sarà che siamo una <strong>generazione emotivamente fragile</strong>. Ma è anche successo che da un po’ di tempo a questa parte ce ne freghiamo sempre di più dei drammi degli altri. Un po’ come se avessimo iniziato ad avere tutti la puzza sotto al naso. Un po’ come quei <a href="https://www.amazon.it/DEGUSTAZIONE-Cioccolato-Gelatine-Cantucci-grigliate/dp/B08KYGH7B3/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;crid=2FQSG1KPL1UDX&amp;keywords=re+regalo+cesto+puglia&amp;qid=1676587038&amp;sprefix=re+regalo+cesto+puglia+%2Caps%2C100&amp;sr=8-1"><strong>cesti natalizi</strong></a> che regali in giro durante le feste. Basta riempirli di biscotti super costosi, non quelli pre-imbustati, ma di quelli nelle scatole di metallo, e qualche altro dolciume vario. I datteri sono una scelta gradita per completare il tutto, se si vuole dare davvero l’idea di essersi impegnati.</p>



<p>È quello che abbiamo imparato a fare con i drammi. Qualcuno ti racconta del suo brutto periodo…bam! Cesto di spezie orientali e biscotti ripieni di crema all’albicocca. Tua moglie ha perso il figlio durante il parto?…ci metti dentro: candele aromatiche, biscotti con canditi al limone, e datteri…un’infinità di datteri. Se regali un cesto a qualcuno, non potrà arrabbiarsi con te se hai balzato il funerale del padre del tuo migliore amico, per un doppia al padel con i colleghi. Se tutti imparassero a regalare dei cazzo di cesti pieni di frutta e formaggi quando tua madre si becca un tumore tutto questo non sarebbe successo.</p>



<p>Forse la cosa che uno non dice è che uno dovrebbe smettere di aspettarsi da una generazione fragile emotivamente, che non mantiene la soglia dell’attenzione sopra i 40 secondi da quando è stato presentato <strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/IPhone">il primo modello di iphone</a></strong> (2007 &#8211; il più economico era il modello 4GB, venduto a 499$, circa 434€) di riuscire a fare quel passettino in più, leggere e riuscire anche a comprendere quello che si è appena letto. </p>



<p>Siamo ormai incapaci di leggere e capire la consegna di un qualsiasi testo, figurarsi riuscire a leggere e comprenderci gli uni con gli altri. È il segno dell’individualismo, o forse il fatto che quelli della vecchia guardia ci hanno semplicemente cresciuto un po’ troppo egoisti, ma sarebbe troppo facile dare la colpa agli altri. Io ad esempio darei la colpa al primo iphone, se ciò non mi facesse sembrare un <strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Comunismo">comunista</a></strong>. E un po’ come con i drammi, quelli giovani forse hanno solo bisogno di qualcuno o qualcosa su cui scaricare tutta la frustrazione, del sentire quel peso di essere una generazione fragile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il bisogno di sentirsi ascoltati…</h2>



<p>Una sera di un po’ di tempo fa, capii di non essere in grado, o meglio di non sapere come si reagisce al dramma di qualcuno. E non è una colpa perché è una cosa che nessuno ti insegna. Una mattina di qualche tempo fa invece capii che quando sei lì seduto, con accanto una persona che non conosci, che senza un motivo ti sceglie per raccontarti degli abusi subiti dal padre, forse la cosa migliore che puoi fare è non provare a comprenderlo quel dramma. Forse la cosa migliore che puoi fare è stare lì zitto ad ascoltare, provando ad essere la cosa migliore che una persona possa aspettarsi in quel momento.<br>Qualcuno a cui importi del tuo dramma.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Whiplash (2014) - &quot;Attento al tempo&quot; (ITA)" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/ccqn0W1-RfQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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		<title>Perchè combattiamo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moondog]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2023 19:26:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[battaglia]]></category>
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		<category><![CDATA[non ci resta che piangere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ero in uno di quei percorsi al termine, uno di quelli che sembra sempre essere il tuo &#8220;the last dance”, un po’ quello stesso sapore, quegli stessi ricordi. C’era questa canzone alla radio che faceva… &#8220;I&#8217;m not runningAnd I&#8217;m not scaredI am waiting and well prepared I&#8217;m in the war of my lifeAt the door [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ero in uno di quei percorsi al termine, uno di quelli che sembra sempre essere il tuo &#8220;the last dance”, un po’ quello stesso sapore, quegli stessi ricordi. C’era questa canzone alla radio che faceva…</p>



<p><strong><em>&#8220;I&#8217;m not running<br>And I&#8217;m not scared<br>I am waiting and well prepared I&#8217;m in the war of my life<br>At the door of my life<br>Out of time and there&#8217;s nowhere to run&#8221;</em></strong></p>



<p>Dei pensieri felici che mi portavano la mente a far scorrere mio padre felice ad ascoltarla, mentre era seduto, e provava a strimpellare qualcosa con la chitarra, e io che lo guardavo felice. Ripenso a tutta quella musica che mi ha lasciato. Bryan Adams. John Mayer. Pino Daniele. Il rock and roll. La sua adolescenza, la sua vita.</p>



<p>Ho sempre ascoltato quella musica nei momenti speciali, un po’ per l’atmosfera cristallina, che quasi dipingeva le emozioni che provavo, un po’ per la gelosia che sentivo verso quei ricordi, verso quelle voci, che forse a tratti avrei voluto sentire solo io. Un bimbo così cresce felice. E crescendo ho capito che quella particolare felicità, non te la può portare via nessuno. Eppure…una cosa così, come la spieghi a chiunque altro sulla terra che ascolta &#8220;War of My life”. Non puoi. E allora te la porti dentro per sempre.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="War of My Life" width="640" height="480" src="https://www.youtube.com/embed/E3ZAc6WlPYg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Chi vince?</h2>



<p>Quello che mi ha spinto a vivere per quel determinato motivo. Arrivare alla fine dei conti e poter dire di aver capito tutto di me stesso. È la lotta egocentrica che il nostro subconscio sceglie di non farci pesare settimana dopo settimana. Non esiste un modo semplice per arrivare al traguardo, perché a volte la strada semplicemente non la puoi vedere.</p>



<p>Non puoi conoscere una favola se non la rileggi da adulto, perché ne perderesti il significato. Personalmente la mano che mi ha tirato fuori da tutto questo è stato capire che una guerra puoi combatterla anche in nessuno posto, e che a Pollicino alla fine sono bastate una manciata di briciole di pane per tornare a casa dai suoi genitori. Puoi vincere anche se a volte ti senti solo. Ti basta portare qualcosa che ti ricordi da dove vieni.</p>



<p>Ho capito che il modo giusto per scoprire chi sei è lasciarti dietro un mucchio di briciole che ti ricordi ogni passo che batti sul terreno. <strong>Dogmi a forma di suola di scarpa</strong>. E più l&#8217;impronta si fa grande, più quei dogmi vorrai portarteli dietro. È l&#8217;illusione di poter pensare che una sola idea importante per noi possa restare così per sempre. Una cosa così può farti perdere per davvero. Convinzioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra della mia vita</h2>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="576" height="384" src="https://moondog.it/wp-content/uploads/2023/02/148132454_f0a8035ff2_o.jpg" alt="" class="wp-image-42" srcset="https://moondog.it/wp-content/uploads/2023/02/148132454_f0a8035ff2_o.jpg 576w, https://moondog.it/wp-content/uploads/2023/02/148132454_f0a8035ff2_o-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 576px) 100vw, 576px" /></figure>



<p>In un’altra vita credo di essere stato un noto <strong>filantropo indiano</strong>. Il mio aiuto, si leggeva, risultò essere fondamentale nella realizzazione di un prototipo di hamburger che avesse lo stesso sapore della vera carne di vacca. Proseguendo nell’articolo si scopre:” la nascita di questo nuovo prodotto cambierà le sorti della battaglia politica nata attorno a questa problematica sociale. “Save the cow” lo potrete trovare in tutti i supermercati alla modica cifra di 400 rupie al pezzo”.</p>



<p>Da ciò si può apprendere che, in ogni caso, in ogni universo, a modo loro le <strong>tradizioni </strong>continueranno a metterci l’uno contro l’altro, le problematiche del terzo mondo continueranno a non importare a nessuno fino a quando troverai la carne di vacca negli scaffali dei tuoi supermercati; le battaglie sociali, per quanto fondate possano essere, se non appartengono ad una buona parte dell’elettorato, non troveranno nessun esponente politico disposto a rappresentarle e che una buona campagna di marketing riesce a mettere d’accordo tutti. 400 rupie in fin dei conti sono un’ottima cifra per dei legumi spappolati.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una guerra nasce sempre per via di una certezza?</strong></h2>



<p>L&#8217;unica certezza che avevo prima di scrivere questo articolo, era la probabilità di non riuscire a trasformare in parole le idee che volevo esprimere. Ed è stato proprio così. Forse avrei voluto esprimere rammarico per le guerre in atto in questi anni, con quel pizzico di delusione nel voler giustificare troppo la nostra natura, ma non sarebbe stato lo stesso. Forse avrei voluto trovare il modo di collegare un conflitto alla fuga, per poter parlare di Asgardia, ma sono sicuro che ci sarà il modo di farlo poi. Forse quello che volevo intendere è che alla fine combattiamo solo le battaglie a cui scegliamo di dare importanza, a nessuno in tanti secoli è mai piaciuto fare la guerra per gli altri. Ma a volte forse, e qui lascerò al lettore il giudizio del giusto o sbagliato che sia, è necessario prendere i punti di vista dall&#8217;interno e da entrambi gli opposti, per capire se quei dogmi a cui siamo tanto cari hanno senso di esistere.</p>



<p>Posso quindi concludere ringraziando le tanto care digressioni, che anche in questo articolo hanno contribuito a rendere il tutto meno chiaro di quanto volessi intendere. Ma sono convinto che le parole a cui ho affidato questo compito, alla fine, riescano a far arrivare comunque un bel messaggio. E a volte ti basta avere qualche dogma o convinzione di troppo, per vincere quella vocina nella testa che ti dice di non fare il passo più lungo della gamba.</p>



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