Ero in uno di quei percorsi al termine, uno di quelli che sembra sempre essere il tuo “the last dance”, un po’ quello stesso sapore, quegli stessi ricordi. C’era questa canzone alla radio che faceva…
“I’m not running
And I’m not scared
I am waiting and well prepared I’m in the war of my life
At the door of my life
Out of time and there’s nowhere to run”
Dei pensieri felici che mi portavano la mente a far scorrere mio padre felice ad ascoltarla, mentre era seduto, e provava a strimpellare qualcosa con la chitarra, e io che lo guardavo felice. Ripenso a tutta quella musica che mi ha lasciato. Bryan Adams. John Mayer. Pino Daniele. Il rock and roll. La sua adolescenza, la sua vita.
Ho sempre ascoltato quella musica nei momenti speciali, un po’ per l’atmosfera cristallina, che quasi dipingeva le emozioni che provavo, un po’ per la gelosia che sentivo verso quei ricordi, verso quelle voci, che forse a tratti avrei voluto sentire solo io. Un bimbo così cresce felice. E crescendo ho capito che quella particolare felicità, non te la può portare via nessuno. Eppure…una cosa così, come la spieghi a chiunque altro sulla terra che ascolta “War of My life”. Non puoi. E allora te la porti dentro per sempre.
Chi vince?
Quello che mi ha spinto a vivere per quel determinato motivo. Arrivare alla fine dei conti e poter dire di aver capito tutto di me stesso. È la lotta egocentrica che il nostro subconscio sceglie di non farci pesare settimana dopo settimana. Non esiste un modo semplice per arrivare al traguardo, perché a volte la strada semplicemente non la puoi vedere.
Non puoi conoscere una favola se non la rileggi da adulto, perché ne perderesti il significato. Personalmente la mano che mi ha tirato fuori da tutto questo è stato capire che una guerra puoi combatterla anche in nessuno posto, e che a Pollicino alla fine sono bastate una manciata di briciole di pane per tornare a casa dai suoi genitori. Puoi vincere anche se a volte ti senti solo. Ti basta portare qualcosa che ti ricordi da dove vieni.
Ho capito che il modo giusto per scoprire chi sei è lasciarti dietro un mucchio di briciole che ti ricordi ogni passo che batti sul terreno. Dogmi a forma di suola di scarpa. E più l’impronta si fa grande, più quei dogmi vorrai portarteli dietro. È l’illusione di poter pensare che una sola idea importante per noi possa restare così per sempre. Una cosa così può farti perdere per davvero. Convinzioni.
La guerra della mia vita

In un’altra vita credo di essere stato un noto filantropo indiano. Il mio aiuto, si leggeva, risultò essere fondamentale nella realizzazione di un prototipo di hamburger che avesse lo stesso sapore della vera carne di vacca. Proseguendo nell’articolo si scopre:” la nascita di questo nuovo prodotto cambierà le sorti della battaglia politica nata attorno a questa problematica sociale. “Save the cow” lo potrete trovare in tutti i supermercati alla modica cifra di 400 rupie al pezzo”.
Da ciò si può apprendere che, in ogni caso, in ogni universo, a modo loro le tradizioni continueranno a metterci l’uno contro l’altro, le problematiche del terzo mondo continueranno a non importare a nessuno fino a quando troverai la carne di vacca negli scaffali dei tuoi supermercati; le battaglie sociali, per quanto fondate possano essere, se non appartengono ad una buona parte dell’elettorato, non troveranno nessun esponente politico disposto a rappresentarle e che una buona campagna di marketing riesce a mettere d’accordo tutti. 400 rupie in fin dei conti sono un’ottima cifra per dei legumi spappolati.
Una guerra nasce sempre per via di una certezza?
L’unica certezza che avevo prima di scrivere questo articolo, era la probabilità di non riuscire a trasformare in parole le idee che volevo esprimere. Ed è stato proprio così. Forse avrei voluto esprimere rammarico per le guerre in atto in questi anni, con quel pizzico di delusione nel voler giustificare troppo la nostra natura, ma non sarebbe stato lo stesso. Forse avrei voluto trovare il modo di collegare un conflitto alla fuga, per poter parlare di Asgardia, ma sono sicuro che ci sarà il modo di farlo poi. Forse quello che volevo intendere è che alla fine combattiamo solo le battaglie a cui scegliamo di dare importanza, a nessuno in tanti secoli è mai piaciuto fare la guerra per gli altri. Ma a volte forse, e qui lascerò al lettore il giudizio del giusto o sbagliato che sia, è necessario prendere i punti di vista dall’interno e da entrambi gli opposti, per capire se quei dogmi a cui siamo tanto cari hanno senso di esistere.
Posso quindi concludere ringraziando le tanto care digressioni, che anche in questo articolo hanno contribuito a rendere il tutto meno chiaro di quanto volessi intendere. Ma sono convinto che le parole a cui ho affidato questo compito, alla fine, riescano a far arrivare comunque un bel messaggio. E a volte ti basta avere qualche dogma o convinzione di troppo, per vincere quella vocina nella testa che ti dice di non fare il passo più lungo della gamba.
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