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	<title>termodinamica Archivi - Moondog</title>
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		<title>Concetti generali di termodinamica per esseri umani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moondog]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2024 08:54:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si narra che il popolo tibetano fosse principiato dall'unione tra una scimmia ed un'orchessa e fu così che i sei figli che ne scaturirono diedero inizio ad una storia così affascinante. Altri credevano che la terra fosse un vuoto colmato da un vento intenso e un gigantesco temporale, altri ancora credevano che un essere immortale si fosse calato dal cielo con una corda simile ad un arcobaleno o che addirittura i primi abitanti fossero provenienti direttamente da Atlantide.</p>
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<iframe title="Max Richter - Richter: On The Nature Of Daylight" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/InyT9Gyoz_o?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p></p>



<p>Durante gli ultimi anni di libertà precedenti al 1910, poco prima che il <strong>Tibet</strong> venisse invaso dai manciù che governavano la Cina e il Dalai Lama costretto a fuggire nell’india britannica, era diffuso tra i vari abitanti della città di Lhasa al pari di quanto era nel distretto di Chengguan o nei paesi poco vicino basare&nbsp;i propri comportamenti e l&#8217;intera vita della comunità sull&#8217;equilibrio costante con l&#8217;ambiente circostante. Una società utopistica per certi versi nella quale la ricerca, istinto molto caro ai vecchi cacciatori ed esploratori, era ormai mutata in un qualcosa di molto diverso, un qualcosa appartenente ad una dimensione più interiore non caratterizzata dalla dominanza ma bensì dal trasporto dell&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Io_(filosofia)">io</a> nel tempo.</p>



<p>Si narra che il <strong>popolo tibetano </strong>fosse principiato dall&#8217;unione tra una scimmia ed un&#8217;orchessa e fu così che i sei figli che ne scaturirono diedero inizio ad una storia così affascinante. Altri credevano che la terra fosse un vuoto colmato da un vento intenso e un gigantesco temporale, altri ancora credevano che un essere immortale si fosse calato dal cielo con una corda simile ad un arcobaleno o che addirittura i primi abitanti fossero provenienti direttamente da Atlantide.</p>



<p>La triste realtà è che in fin dei conti ognuno sceglie di credere alla <strong>storia</strong> che più gli piace, ma le storie che scegli saranno pur sempre valide solo per te. Che probabilmente puoi anche raccontare agli altri che quel dito che hai perso te lo ha tranciato uno squalo o un grosso alligatore, che hai passato una settimana in Tibet senza esserci mai stato o che hai percorso El Caminito del Rey centinaia di volte fin quando un giorno passeggiando non hai trovato un cane lungo il sentiero ed hai deciso di adottarlo. Dovremmo abituarci all&#8217;idea che l&#8217;universo forse non è solo caos e che ci sarà sempre qualcuno pronto a distruggere le cose in cui credi ma che l&#8217;importante rimane esserne convinti. Nell&#8217;anima. Nelle ossa. Ci sono cose che racconti che nessuno può portarti via. Anche se non hai mai messo piede a <strong>Vienna</strong>, quella dannata musica puoi comunque averla sentita nella testa ed in un certo senso vale come esserci stato.</p>



<p>Il 1° ottobre del 1949 ebbe inizio l&#8217;<strong>invasione del TIbet</strong>, Le stime parlano circa di un milione e duecentomila morti in seguito all’incarcerazione, alle torture, alle esecuzioni e alla carestia subite dai tibetani. Seimila i templi distrutti. Gli stati sovrani non hanno mai riconosciuto l&#8217;indipendenza dello stato di conseguenza l&#8217;intera tragedia fu liquidita ad una &#8220;questione interna cinese&#8221;.</p>



<p>Nel 1959 la guerriglia tibetana tentò di <strong>ribellarsi</strong> prima con proteste pacifiche, poi con le ultime briciole di forza rimaste. La rivolta terminò il 23 marzo del 1959. Lhasa tornò sotto il controllo di sicurezza cinese. Circa ottantasettemila le morti.</p>



<p>Che sia importante e chiaro a quelli che verranno che l&#8217;oppressione, la brutalità, la sopraffazione, la cattiveria non saranno mai strumenti legittimi e che anche se in questo caso la storia ci dice il contrario la ragione non viene dimenticata. Persiste. In silenzio. Che i tibetani hanno continuato e continueranno a combattere per la propria dignità. Continueranno a raccontare al mondo di<strong> Pa Drengen Changchop Simpa</strong>, una piccola scimmia che insieme ad un orchessa diedero luogo a tutto questo.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Il secondo principio di resistenza</h2>



<p>Quello che abbiamo scoperto è che quando un sistema non è collegato all&#8217;ambiente esterno, non è capace di <strong>scambiare energia</strong>. La sua energia interna di conseguenza non varia. In poche parole. Quello che è dentro rimane dentro. Quello che è fuori rimane fuori. In pratica noi esseri umani, anche detti <strong>sistemi aperti</strong>, siamo nati per fare tutto l&#8217;opposto.</p>



<p>Siamo nati per scambiarci, mescolarci, moltiplicarci con tutto quello che abbiamo intorno. Può talvolta succedere però che questi sistemi aperti,<strong> esseri umani </strong>per intenderci, si comportino come sistemi isolati.</p>



<p>Ed è chiaro che il mio intento, tramite il richiamo di questi concetti fisici, sia volto più che altro a sollevare l&#8217;attenzione su un distinto problema. Le cose che ci bloccano. Mi sarebbe piaciuto poter citare una qualche teoria famosa a riguardo. Una sorta di <strong>teorema</strong> con annessa dimostrazione ma ahimè non conoscendone nessuno ne inventeremo uno sul momento.</p>



<p>Il <strong>secondo principio di resistenza</strong> afferma che: &#8220;<em>quando un sistema aperto, in grado di scambiare energia con l&#8217;ambiente esterno, inizia ad isolarsi volontariamente, in maniera spontanea e lenta tenderà a ritornare al suo stato iniziale</em>&#8220;</p>



<p>o  in maniera alternativa : </p>



<p>&#8220;<em>Quando un individuo smette di guardarsi intorno, smette di cercare le soluzioni e inizia ad arrancare e a non ricercare più la fatica, inizia a costruire delle sbarre intorno a se, invisibili ad altri esseri umani e a vivere costretto in preconcetti che si autoimpone, ma per istinto naturale prima o poi quelle <strong>sbarre</strong> verranno rotte in un modo o nell&#8217;altro e tanto più quella prigione era forzata, tanto più resistenti erano quelle sbarre maggiore sarebbe stata la realizzazione</em>&#8220;</p>



<p>Ogni problema ha una sua complessità. I tibetani usavano la meditazione per far si che quello che entrasse potesse uscire indisturbato dal sistema ed è un processo lento, fatto di attesa. Le cose non cambiano da un giorno all&#8217;altro. </p>



<p>Non esiste qualcosa di abbastanza potente da cambiarti la vita per sempre. Quel <strong>libro speciale</strong> che hai letto al massimo ti cambia la vita per qualche settimana. Al massimo per qualche mese. Il resto del lavoro da fare rimane pur sempre una tua responsabilità.</p>



<p>Se mi faccio il culo per anni a scrivere qualcosa mettendoci tutto me stesso e facendone venire fuori qualcosa che ha un valore e tu lo leggi mentre sei in vacanza o nel tempo libero, e in qualche modo ti fa scattare quel click, quel nuovo punto di vista, poi sta a te cambiare per davvero, altrimenti tra un mese esatto a malapena te ne ricorderai.</p>



<p>Le <strong>idee</strong> trasformiamole in missioni. Cambiamo le cose oppure facciamo di tutto purché non cambino. Altrimenti le cose le cambiano gli altri.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I problemi non si creano ne si distruggono, possono solo trasformarsi</h2>



<p>Qualche anno fa conobbi un ragazzo durante un <strong>viaggio</strong> a Vienna. Mi raccontò che di tanto in tanto visitava i vari siti delle <strong>compagnie aeree</strong> e prenotava voli in maniera compulsiva per poi non presentarsi il giorno dell’effettiva partenza. Diceva di avere una specie terribile di empatia, un tipo di filantropia costruita sul proprio ego, che &#8220;salvo solo le cose che facciano bene a me stesso piuttosto che agli altri&#8221; e siccome temeva che le compagnie potessero chiudere da un momento all’altro comprava dei biglietti senza realmente utilizzarli, come se stesse donando in maniera indiretta e consapevole i propri soldi per pagare stipendi a piloti, hostess e a tutto il personale di volo. Chissà perché l’idea di un mondo senza più aerei lo terrorizzava. D’altronde non che l’uomo ne avesse sempre avuto bisogno.</p>



<p>Qualche tempo dopo mi domandai da dove quella dedizione a cercare alternative di volo sempre più complesse potesse venir fuori. Non mi sono mai spiegato il perché. Era completamente innamorato della sensazione che si prova quando sei rannicchiato sui sedili in plastica della classe economy e ti giri per guardare fuori dal <strong>finestrino</strong>.</p>



<p>L&#8217;unica cosa che ho capito però è che forse affezionarci a qualcosa non dovrebbe metterci cosi tanta paura. Le storie di cui ci innamoriamo non spariscono da un giorno all&#8217;altro, ma lasciano sempre una traccia, un odore nell&#8217;aria. In Tibet si dice ancora che una scimmia e un&#8217;orchessa abbiano dato vita ad un&#8217;intera civiltà, anche se quel Tibet non esiste più, le idee, le storie non si creano ne si distruggono, possono solo trasformarsi. &nbsp;</p>



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<iframe title="Sette anni in Tibet - Lettera di Heinrich Harrer al figlio" width="640" height="480" src="https://www.youtube.com/embed/tUBrIAtsBYk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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