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	<title>&quot;insicurezza&quot; Archivi - Moondog</title>
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		<title>Come un caffè mi ha distrutto l’infanzia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moondog]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Mar 2023 16:08:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I ricordi prima o poi che siano belli, brutti, o come quella orribile bandiera rossa, non fanno altro che starci accanto il tanto che basta a ricordarci quello di cui abbiamo bisogno. Ma con il tempo sbiadiscono, vanno via, e non fanno altro che lasciare spazio a quello che verrà. Se hai vent’anni in fin dei conti…è questo che ti lascia in quella scatola a fartela sotto. Che ti terrorizza. Siamo insicuri perché ci chiediamo continuamente come moriremo. O peggio ancora se le tasse siano davvero così difficili da pagare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://moondog.it/come-un-caffe-mi-ha-distrutto-linfanzia/">Come un caffè mi ha distrutto l’infanzia</a> proviene da <a href="https://moondog.it">Moondog</a>.</p>
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<iframe title="Hello Tomorrow! — A New Beginning Beyond the Stars | Apple TV+" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/wtJwg15abJE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p>Mi sono sempre chiesto cosa succederà dopo. Come sarà tra qualche anno. Se tutto quello che mi ruota attorno adesso ci sarà ancora. Sarò la stessa persona, con gli stessi sogni, con la stessa taglia di stivali e con gli stessi principi?</p>



<p>Una volta credevo che mi sarei potuto portare tutto dietro per sempre. Un gigantesco backup con dentro quella volta in cui hai rischiato di morire per aver fatto il bagno nel momento sbagliato.</p>



<p>Se te lo stai chiedendo…si, se vedi una bandiera rossa mentre sei a riva forse dovresti fermarti…aspettare il tanto che basta a convincerti che in fin dei conti sei lì, e tanto vale…</p>



<p>È li che ho capito. I ricordi prima o poi che siano belli, brutti, o come quella orribile bandiera rossa, non fanno altro che starci accanto il tanto che basta a ricordarci quello di cui abbiamo bisogno.</p>



<p>Ma con il tempo sbiadiscono, vanno via, e non fanno altro che lasciare spazio a quello che verrà.<br>Se hai vent’anni in fin dei conti…è questo che ti lascia in quella scatola a fartela sotto. Che ti terrorizza. Siamo insicuri perché ci chiediamo continuamente come moriremo. O peggio ancora se le tasse siano davvero così difficili da pagare.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Vi Presento Joe Black - Ita - Morte E Tasse" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/n2N6WUv9AZs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Si! Lo sono.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Un pianeta orfano della sua stella</h2>



<p>Non so in quale momento esatto si inizi a capire la persona che si sta diventando. Ma ci sono degli eventi che scanditi nel tempo ti danno quella sensazione di <strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/D%C3%A9j%C3%A0_vu" target="_blank" rel="noreferrer noopener">déjà vu</a></strong> emotivo per cui alla fine capisci se sei il tipo di persona che il tè lo preferisce alla pesca o al limone. </p>



<p>Quando piangi prova ad iniziare a chiederti perché lo stai facendo. Esiste una <a href="https://www.educare06.it/articolo/hai-anche-tu-la-sindrome-del-poverino/fd946e608cfdc8dcc8210af6f89f0333#:~:text=Quando%20ci%20si%20trova%20di,Poverino%20(Isopo%2C%202016)." target="_blank" rel="noreferrer noopener">sindrome</a> che ti fa stare persino male quando vedi qualcuno che soffre, dovuto ad un eccesso di empatia. Questo tipo di persone si sente cadere il mondo addosso quando assiste ad emozioni che in realtà ha già provato sulla propria pelle, tanti anni prima. Qualcosa che ti manca, ad esempio ma che crescendo è stato sostituito da quei famosi <a href="https://moondog.it/perche-combattiamo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dogmi</a> di cui si parlava qualche articolo fa e a cui tanto ci aggrappiamo quando ci piace sentirci grandi. </p>



<p>Le camicie in cotone sono un dogma, perché da bambino non avresti mai pensato di volerne indossare una. Avresti odiato i <a href="https://www.pazienti.it/benessere/mental-health/fobia-dei-bottoni-ecco-cose-la-koumpounofobia-20122022#:~:text=Koumpounofobia%20%C3%A8%20il%20nome%20scientifico,uso%20comune%20come%20il%20bottone%3F" target="_blank" rel="noreferrer noopener">bottoni</a>. In fin dei conti hanno sempre fatto paura a tutti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ti ricordi com&#8217;era? </h2>



<p>Sulla sinistra erano appese le locandine dei film più recenti. Poi piccoli ma lunghi corridoi fatti di sbarre metalliche davano lo sguardo su enormi vetri, al cui interno si potevano intravedere dei volti dalle forme più disparate, in trepida attesa, a volte sorridenti altre volte un po&#8217; meno. </p>



<p>Sulla destra invece l&#8217;ingresso principale. Appena entrati la sensazione era simile al <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bungee_jumping" target="_blank" rel="noreferrer noopener">bungee jumping</a>. Un pavimento plastificato di colore arancione correva in tutte le direzioni. Per gli eventi più speciali dovevi girare a sinistra dove trovavi la sala numero 1. Quasi impossibile da descrivere perché dall&#8217;esterno riuscivi ad intravedere solo un lungo e buio buco nero, dove le persone facevano a gara per entrare anche avendo il posto assegnato. Riesci a comprendere perché era cosi speciale? Beh&#8230;forse dovrei spiegarlo in un altro momento. </p>



<p>Quello che più dava nell&#8217;occhio invece era un gigantesco bancale illuminato proprio di fronte alle porte dell&#8217;ingresso. Per un attimo ceste ripiene di pop corn e qualsiasi sorta di altro snack si trasformavano in un viaggio tra mercati di spezie indiani, dove sapevi che avresti potuto trovare quella cosa speciale che avresti voluto portarti dietro. </p>



<p>Non era il classico cinema con dentro la sala giochi. Negli spazi più angusti potevi trovare qualche flipper ancora acceso o qualche biliardino qua e là. Nei periodi più vivi di quel posto i giochi per intrattenere chi proprio non riusciva ad ingannare l&#8217;attesa si trovavano all&#8217;esterno, quasi a separare sacralmente la vera esperienza che potevi vivere solo tra quelle sale. </p>



<p>Sulla destra del bancone infatti un lungo corridoio fatto di scale e porte, che nascondevano tutte le altre sale, dava il via a quello che sarebbe stata l&#8217;infanzia di un piccolo ragazzino innamorato delle storie che avrebbe ascoltato, e che poi crescendo avrebbe raccontato da qualche parte.</p>



<p>È così che quel cinema che ha chiuso mi ha distrutto l’infanzia.</p>



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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="XQm7dx9msh"><a href="https://casertace.net/al-posto-del-big-maxicinema-una-torrefazione-di-caffe/">Al posto del Big Maxicinema una torrefazione di caffè</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Al posto del Big Maxicinema una torrefazione di caffè&#8221; &#8212; CasertaCE" src="https://casertace.net/al-posto-del-big-maxicinema-una-torrefazione-di-caffe/embed/#?secret=WkMRFAiMw0#?secret=XQm7dx9msh" data-secret="XQm7dx9msh" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<h2 class="wp-block-heading">Il peggior caffè della mia vita</h2>



<p>Non è mai chiaro perché determinate cose ci colpiscano così forte dritto al cuore. A spezzarci il fiato è quella rara sensazione del chiedersi perché agli altri quella cosa non abbia fatto male per nulla. Quella strana solitudine.</p>



<p>Ad un amico un dramma lo racconteresti iniziando la frase con “ti dico solo che…” “il mio dramma”. Ecco “ti dico solo che” è la frase perfetta per descrivere il tuo dramma a qualcuno.<br>Animali sociali.</p>



<p>Ti chiedi più spesso perché fa così male a te o perché non fa così male agli altri?</p>



<p>“Io ti dico solo che ero seduto in pullman quando una mattina ho letto di questa nuova fabbrica di torrefazione del caffe che senza un minimo di tatto ha deciso di prendere il posto di quel cinema a cui ero tanto affezionato. E pensare che erano almeno 3 giorni che non bevevo caffè.”</p>



<p>Non che io non mi sia chiesto se avessi lasciato tutta la mia infanzia in quelle sale. Se il fallimento di quella dannata attività non mi avesse strappato via tutti quei ricordi felici.<br>E il peggio è che a nessuno sembrava fregare niente.</p>



<p>Da grandi non facciamo altro che chiederci perché il mondo abbia smesso di ruotarci attorno come faceva un tempo.</p>



<p>Pensateci. 8 miliardi di persone che ruotano su se stesse, ognuna con una storia meravigliosa da raccontare.</p>



<p>Ho ripreso a bere caffè, ora che mi sento molto meglio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;La vita non è come l&#8217;hai vista al cinematografo. É più difficile&#8230;&#8221;</h2>



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<iframe loading="lazy" title="Nuovo Cinema Paradiso. Discorso tra Alfredo e Totò" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/83JEkXSaqqA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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