Esiste da sempre un modo romantico con cui la natura riesce a servirci il conto delle nostre azioni. Ci osserva liberi per poi farci vivere le conseguenze ogni qualvolta tendiamo a non rispettare l’equilibrio che ci circonda. In un certo senso ci fa da maestra, mostrandoci i nostri limiti e le nostre capacità, insegnandoci sin da piccoli che toccare il fuoco ci farà bruciare le dita ma anche che alla giusta distanza può riscaldarci.
Una mattina di tanti anni fa, quando avevo poco più di sei anni ero in acqua con mio fratello e giocavamo a tuffarci contro le onde, quando all’improvviso una grossa mareggiata ci tirò a largo. Non sapendo ancora nuotare iniziai presto a scivolare verso il fondo ma poco prima di affogare, mio fratello riuscì ad afferrarmi per un piede e mi tirò su in spalla così io riuscii a chiamare i soccorsi. Ricordo ancora la strana sensazione di qualche anno dopo quando imparai a galleggiare e scoprii che in realtà mi sarebbe bastato mantenere la calma. Forse molto spesso abbiamo semplicemente bisogno di tempo per capire come affrontare una situazione che ci mette in difficoltà, e forse la natura ci mette alla prova proprio per questo.
Esiste un modo curioso che alcuni uccelli in Antartide, chiamati Pinguini Imperatori, utilizzano per lasciare andare le cose. Superati i cinque mesi i cuccioli vengono accompagnati su una scogliera e da lì gli anziani lasciano che i piccoli si tuffino in mare, quasi come un rito tribale, per far si che imparino a cavarsela da soli. Non esiste un modo sicuro per farlo, devi semplicemente saper lasciar andare e sperare che vada tutto bene.
Breve storia attorno alla Terra

Su una delle due pareti laterali del nodo che collegava i vari moduli alla cupola vi era una piccola maniglia difettata. Erano mesi che a bordo attendevano i materiali necessari alla riparazione. Facendo scattare il click del piccolo kit presente all’ingresso del portellone, di fianco alla pulsantiera e di fronte ai lunghi filtri di aspirazione che percorrevano l’anello, Akira dice “Dovresti trovarti un hobby migliore”. Aprendo la valigetta stacca un pezzo di nastro ed inizia intrecciarne i lembi sull’estremità di una piccola valvola e dice “Dammi una mano ed avvia le procedure, oggi tocca ai settori nove quattro…e sei”.
Richiudendo lo scudo protettivo dell’osservatorio, Sarah si alza dal sedile posto al centro della sfera metallica e si dirige al monitor di bordo, posto all’uscita della cupola. Risponde “Sembra starsene sempre lì ferma, come se non ci fosse nessuno ad abitarla”, digita una serie di comandi dalla tastiera del terminale, e prosegue “Dall’ultima volta che ho controllato sono spariti altri sessanta milioni di alberi“. Akira inizia a far ruotare la valvola attorno al bocchettone e risponde “Non iniziare con la solita storia”. Sarah si volta verso il corridoio e dice ” A me non va giù che le cose siano andate così, non mi va che tutti stiano là sulla Terra a far finta di nulla…mentre le cose cambiano”. Akira stringe la valvola e risponde “Chi ti dice che stiano facendo finta di nulla?”. Sullo schermo la scritta <<Analisi dei sistemi in esecuzione>> e Sarah dice ” Tu sei qui a far finta di nulla”.
Tira fuori altro nastro insieme a due fogli di cellulosa ed inizia ad applicarli sulle pareti al di sopra della maniglia difettata e Akira dice “Mio nonno si ammalò di Alzheimer e iniziò a dimenticare a poco a poco tutto. Prima della strade che conosceva da una vita, poi di casa sua e poi si dimenticò anche di noi”, ripone il nastro e dice “Non riconosceva più nemmeno le nostre facce. Durante una delle ultime visite disse al medico, poco prima di scoppiare in lacrime <<Vede dottore…io sono nato falegname e adesso non riesco a mantenere nemmeno più in mano un martello>>” richiude la scatola e dice ” Ci sono delle cose che non puoi risolvere e a volte la vita ti chiede di soffrire senza poter fare nulla e tu non puoi fare altro che startene lì e cercare di accettarlo. A volte devi semplicemente lasciar andare“. Mentre tende la mano verso la cavità laterale del ripostiglio ai lati dell’ingresso dice” Tutte quelle persone stanno vivendo il loro dramma, giorno dopo giorno portano questo peso e muoiono continuando a vivere, respirando quell’aria che loro stessi hanno avvelenato”. Sarah si allontana dal terminale e dice “io non mi sento pronta a lasciarla andare”.
“Io non mi sento pronta a lasciarla andare”
- Gennaio 2024 è stato il dodicesimo mese consecutivo con la temperatura maggiore di 1,5° rispetto a quella del periodo preindustriale(fonte)
- Nel 2023 il Pianeta ha perso 3,7 milioni di ettari di foresta tropicale primaria, l’equivalente di quasi 10 campi da calcio al minuto (fonte)
- “Una carenza d’acqua senza precedenti colpisce Città del Messico. Lo Zambia, gravemente inaridito, avverte di un disastro nazionale”(fonte)
- Almeno il 50% della popolazione del pianeta – 4 miliardi di persone – deve fare i conti con la carenza d’acqua almeno un mese all’anno. Entro il 2025, 1,8 miliardi di persone dovranno probabilmente affrontare quella che l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) chiama “scarsità assoluta di acqua”(fonte)
- In Italia Sicilia e Sardegna richiedono lo stato di calamità per siccità. In Sardegna mancano negli invasi circa 380 milioni di metri cubi di acqua rispetto alla media degli anni recenti. In Sicilia la crisi idrica ha già comportato il razionamento dell’acqua in almeno 39 comuni. Nell’isola mancano all’appello circa 54 milioni e mezzo di metri cubi rispetto alle medie più recenti (fonte)
- Tra il 2000 e il 2023, sono stati ben 1.385 i conflitti che hanno visto la risorsa idrica come fattore scatenante (fonte)
- l Brasile è in stato di calamità naturale a seguito delle disastrose alluvioni che dal 27 aprile 2024 (fonte)
- Quasi un quarto della popolazione mondiale è esposta a notevoli rischi di alluvione ed inondazioni (fonte)
- Aumenta il numero degli incendi nel mondo. Ricordiamo quelli recenti di Siberia e Australia. Ma anche Portogallo, Spagna, Grecia, in Italia e nell’area intorno a Berlino. (fonte)
- La concentrazione di gas serra nell’atmosfera è in costante aumento e nel 2021 ha raggiunto le 472 parti di co2 equivalente per milione. (fonte)
Parliamone. Spesso. La lista potrebbe essere ancora lunga ma nessuno di noi sarà mai pronto a lasciarla andare. Parliamone ogni giorno, ma non dei disastri. Parliamo delle soluzioni. Cerchiamole tra di noi. Altrimenti un giorno la terra sarà costretta a lasciarci andare. Ormai viviamo in un mondo di possibilità e non di necessità, e la natura ancora una volta è lì che ci guarda liberi di prendere le nostre scelte.
La vita a volte ti chiede di stare lì a soffrire per le cose che perdi senza poter fare nulla e tu non puoi fare altro che accettarlo, ma la terra per una volta ci sta urlando di alzarci e cambiare le cose.
La danza degli alberi

Eravamo seduti a questo grande tavolo circolare. Lei sentendo la musica si alza per andare a ballare mentre tutti la guardano. Chi un po’ sorridendo sotto i baffi, meravigliato da quella spensieratezza, chi in allerta per paura di non poterla proteggere dagli sguardi altrui. Eppure una cosa era sicura a quel tavolo, le volevamo tutti bene. Lui dice all’altro “Ormai non possiamo fare più niente, la stiamo perdendo pian piano” e l’altro risponde a lui guardando verso la pista da ballo e vedendola danzare “Non possiamo fare nulla, ma possiamo ringraziare che sia ancora qui con noi e starle vicino”.
Ogni volta che andavo a trovarla, Lei mi raccontava di questa danza. Mi raccontava di suo padre che dalla cima del monte dove abitavano caricava sul loro asino decine di sedie, che avrebbero poi portato in paese da vendere. Mi raccontava che ogni mattina insieme partivano con quel piccolo asinello, e man mano che percorrevano quel sentiero Lei si fermava a guardare gli alberi ai lati della strada, ognuno di una forma diversa. Mi raccontava delle avventure che viveva ogni giorno lungo quella discesa e di quegli alberi, che come una danza, si muovevano e le facevano compagnia lungo il cammino.
Ogni volta che andavo a trovarla Lei mi raccontava sempre questa storia, forse per la cosa che la stava portando via o non so per quale altro motivo. Ed io mi mettevo lì ad ascoltarla. A volte ci sono delle cose che non puoi risolvere e delle cose che ti vengono portate via, a volte in fretta, a volte lentamente e tu sei lì a guardarle allontanarsi. A volte la vita di chiede di soffrire senza poter fare nulla e tu non puoi fare altro che startene lì e cercare di accettarlo.
Io non mi sento pronto a lasciarla andare e forse non lo sarò mai. Ma penso a quella musica, a quella danza e penso a Lei che come quegli alberi, balla spensierata per farmi compagnia lungo il cammino.
Esiste un modo curioso che alcuni uccelli in Antartide, chiamati Pinguini Imperatori, utilizzano per lasciare andare le cose. I piccoli si tuffano e gli anziani stanno lì a guardarli, da lontano…a volte danzando. Non esiste un motivo che ti spinga ad accettare di aver perso qualcosa, ma a volte devi semplicemente saper lasciar andare e sperare che vada tutto bene.