Era un piccolo quadrante, simile ad un avamposto senza soldati e senza nemici, a nord del distretto abitativo principale, dal quale si poteva intravedere in lontananza una lunga torre di cemento, striata da solchi geometrici che ne aumentavano il fascino. Al fianco si potevano ammirare altre due torri, leggermente più piccole e fatte di un metallo ormai ingiallito dalla ruggine.
Era un tetro paesaggio di epoca industriale moderna, ma testimone di un tempo ormai passato visti i numerosi segni di degrado e abbandono che si potevano osservare sulle cinte murarie che lo circondavano e che nascondevano all’interno chissà quale segreto.
Il nome con cui si era solito indicare quel villaggio ai passanti era Marseglia, da una vecchia fabbrica di impianti elettronici poco lì vicino, ma che in realtà era solo un tentativo di rendere più comprensibile agli occhi di chi lo guardava quel desolato ammasso di cemento e ferraglia dimenticato tutti.
Un modo semplice e allo stesso tempo molto umano di cercare di dare un significato a qualcosa che semplicemente un significato non lo aveva.

Ritorno alle tribù
A partire dall’anno 2060, dopo che i grandi stati furono trasformati pian piano in grossi vicinati, le poche risorse rimaste furono in grado, sebbene per un brevissimo periodo, di dar vita ad una sorta di unità globale. Cosa che fino ad allora si era vista solo in qualche film del ventesimo secolo.
Fu durante le prime guerre dell’anno 2070, quando gli stati trasformatisi in vicinati iniziarono ad organizzarsi a loro volta in piccoli stati, ognuno ispirato dall’affermazione della propria politica locale, alla ricerca di una esasperata indipendenza, invocando un sentore nazionalistico e nostalgico, che l’equilibrio globale venne a mancare.
Piccoli agglomerati urbani presto diventati roccaforti. Sentinelle sorvegliavano ingressi e uscite, in costante allerta, fomentanti dalla paura che qualche straniero potesse arrivare da un momento all’altro a depredarli del nulla che vi era rimasto. Un concetto molto in voga e caro che già avevano sperimentato i nati all’inizio del ventunesimo secolo.
È in questo panorama che nasceva Marseglia.
Pesce grande mangia pesce piccolo
Arrivati dinanzi all’ingresso principale nessuna sentinella ostacolava il passaggio. Era questo che faceva tanto spavento. Una terra che nessuno era disposto a difendere probabilmente nascondeva al suo interno qualcosa di tetro con cui nessuno voleva avere a che fare.
Tra i pochi racconti udibili in qualche bazar o locanda poco lì vicino, nascevano storie di tutti i tipi. Acqua limpida, di come non si vedeva da tempo, si diceva sgorgasse a fiumi dalle rocce poste ai lembi del quadrante. Strani individui dal volto coperto, stipati nei propri dormitori usavano uscire talvolta per narrare la propria saggezza. Spettacoli così bizzarri che anche alcuni randagi accorrevano ad assistere a questa strana tradizione.
Si diceva che chi era entrato malato ne fosse uscito guarito. Che di cibo ve ne fosse in abbondanza. Che chi entrava smarrito riuscisse a trovare la propria strada. Che persino i colori fossero più vividi.
E così via via molte storie vennero raccontate nel corso degli anni. Tra le poche verità conosciute, si sapeva di Marseglia che non avesse mai rifiutato nessuno. Ogni viandante veniva accolto e ne usciva sbalordito. In quel piccolo villaggio chi entrava riscopriva la propria bontà e tutto sembrava funzionare per il verso giusto.
Marseglia era un luogo di pace che non chiedeva nulla in cambio. Una frazione di mondo che ancora continuava a farsi bella per offrire aiuto a chiunque lo richiedesse. Un pesce piccolo che anche sapendo di finire mangiato dallo squalo, continua a nuotare controcorrente.
Come tutto quanto il resto
La storia è sempre stata una curiosa ruota pronta a girare quando meno te lo aspetti. Proprio nel punto più in alto, quando inizi a perdere contatto con quello che prima ti stava sotto ai piedi, è lì che la vita tende a ribaltare le carte in tavola e se è vero che le grandi cose per quanto dannatamente belle possano essere sono destinate a finire come tutto il resto, era ovvio che Marseglia prima o poi avrebbe fatto il suo corso, sparendo nel nulla, come tutto quanto il resto.
Non volendo essere il narratore di questa triste storia, essendo anche impossibile, soprattutto nella mia posizione, non mi soffermerò sul giorno in cui quello stupido avamposto ha preso fuoco, né su tantomeno cosa sia diventato in mano all’ennesimo arraffatutto che è passato di lì, perché è proprio quello di cui quel pesce piccolo non si è mai preoccupato di pensare.
In fin dei conti anche nei tempi più gloriosi Marseglia era stata un bellissimo posto di cui a nessuno è mai importato nulla.
E non che sia da monito per qualcuno o qualcosa, semplicemente sia questa leggenda una bella storia che come in un vago ricordo lasci pensare a chi la ascolta che la morale personale non sarà mai intaccata da quella sociale. Che essere buoni di spirito può essere in buon accordo con il proprio stile da vita, a prescindere se lo stesso faranno gli altri o se non si riceverà nulla in cambio.

P. S. si precisa che parte di questa storia è stata ispirata da “Retrotopia” di Zygmunt Bauman, a cui mi sembrava giusto fare un credito.
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